2 Settembre 2025 -

ORFEO (2025)
di Virgilio Villoresi

I modellini con cui costruire intere città e i trucchi ottico-prostetici già di Mario Bava. L’immaginario cimiteriale che guarda a Tim Burton senza mai dimenticare le lezioni di Victor Fleming. La perfetta integrazione con il live action di inserti in stop motion già di Jan Švankmajer. E poi ancora le ombre, le silhouette, i riflessi, le scalinate, le architetture razional-futuriste delle scenografie, le teste a lampadina di De Chirico, le forme astratte di Giacomo Balla, gli arresti e sostituzione già dei sogni di Méliès; l’animazione tradizionale in carboncino e i ritagli di carta che diventano libera forma e prisma di colore, le lenti distorcenti tonde concave e convesse, i giochi di specchi davanti all’obiettivo e i buchi della serratura da cui guardare gli arazzi che sembrano prendere vita da qualche parte fra Obayashi, Roger Corman e Dario Argento, e soprattutto i disegni e i dipinti immaginati e realizzati da Dino Buzzati per il suo Poema a fumetti, pionieristica graphic novel che già nel 1969 rileggeva in chiave moderna il mito eterno del musico Orfeo che scende nell’Ade con lo scopo di riportare fra i vivi l’amata Euridice. Un libro che Virgilio Villoresi, all’esordio al lungometraggio dopo anni a farsi le ossa nel mondo delle pubblicità, adatta e rende vivo nel suo visionario e sorprendente Orfeo, continuo e inarrestabile flusso di tecniche e strabilianti invenzioni visive sospese fra il passato e il futuro che parte dalla medesima idea e dalle suggestioni dello scrittore e pittore bellunese per diventare un viaggio immaginifico nell’aspetto artigianale del cinema, nella passione e nella fisicità del lavoro manuale, nell’illusionismo materico dello specifico filmico. Nel talento puro e poliedrico di un artista e nello scoprire come trasformarlo in immagini in movimento. Al punto che perfino i titoli di coda, al posto del solito rullo generato da un programma di montaggio, saranno scritti in elegante corsivo su un papiro da far scorrere girando una manovella, come ennesima intuizione simbolica e originalissima di un lavoro che giunge come proiezione di mezzanotte fuori concorso all’82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia dopo una gestazione lunga anni, filmando interamente in teatro di posa su emulsione 16mm e poi manipolando i fotogrammi senza mai ricorrere ad alcun effetto digitale ma solamente disegnando, ritagliando e spostando ventiquattro volte al secondo, sognando l’impossibile che diventa possibile, ingegnandosi per partire da un’idea e renderla magia, visione, racconto, meraviglia, immaginario e metodo. Sospensione verso un mondo-altro, forse. La stessa sospensione per cui l’Orfeo-personaggio di Villoresi, esattamente a metà fra il suonatore di lira del mito greco e il musicista rock reimmaginato da Buzzati, è questa volta un talentuoso pianista classico, moderno ma rigorosamente non contemporaneo, in qualche modo incapsulato in uno spazio e in un tempo che non possono esistere eppure che appaiono tangibili sullo schermo. Quando al termine di un’esibizione al Polypus vedrà di sfuggita la ballerina Eura andare via insieme al pubblico, sarà per lui immediato il colpo di fulmine, il bisogno di inseguirla per una passeggiata insieme fino alla porta di casa e poi a teatro fra lettere d’amore e lacrime in soggettiva, fino a un bacio come emergere di una nuova luce tanto inaspettata quanto destinata a spegnersi all’improvviso, in dissolvenza su una porta, nell’eco di un cha-cha-cha che porta direttamente nel Regno dei Morti fra demoni e Baccanti, fra giacche volanti e altri palcoscenici, fra lanterne magiche e pianoforti maledetti, fra treni sui pianoforti e porte a tempo sui leggii.

Un viaggio nell’Aldilà per tentare di recuperare il proprio amore perduto (ovviamente invano, anche se questa volta, così come già nella versione di Buzzati, non c’entra il ‘classico’ sguardo proibito ma c’è il simbolismo di un anello di fidanzamento come prova residua di un incontro e di una reciproca appartenenza che continuerà da una parte all’altra) che consente al regista toscano di aprire (letteralmente) le porte di un’immaginazione sconfinata e senza limiti, in una casa-mondo in cui tutto è estro, fantasia, scoperta, creazione, sorpresa. Con le vetrate su una città-modellino che al protagonista ricorda Milano ma che potrebbe essere qualsiasi luogo, con le demoni tentatrici che cercano di sedurlo per fargli dimenticare la sua Eura, con il patto con il diavolo custode a guisa di cappotto per poterla trovare in cambio della sua musica, e con i movimenti ora dolci e ora a schiaffo con cui la macchina da presa di Virgilio Villoresi non smette nemmeno per un attimo di mostrare un nuovo e inaspettato anfratto onirico, fra possibilità inaspettate e tecniche espressive con cui realizzarle fotogramma dopo fotogramma. Come se il mondo intero fosse un dipinto a più stili nel quale vivere e continuamente variare il punto di vista, con un gusto scenografico splendidamente “finto” e retrò come e più di Hélène Cattet e Bruno Forzani nel loro recente Reflection in a Dead Diamond ma senza le cadute nell’eccesso del duo franco-belga, nel quale le riprese dal vivo e l’animazione a passo uno, ma pure i Super8 d’archivio con le ricostruzioni filmate in 16mm con la Bolex, o la narrazione con le pure sperimentazioni visive e di montaggio, si sposano nei frame nella stessa identica fluidità e nella medesima pasta dell’immagine in attesa del nuovo incontro e del nuovo perdersi dei protagonisti, o forse semplicemente del loro silenzioso promettersi di aspettarsi e di appartenersi in attesa di ritrovarsi per l’eternità, vivendo nel frattempo nei pensieri, nei ricordi e nelle note vicendevolmente dedicate. Del resto è proprio la perfetta notorietà pregressa di una vicenda tramandata da migliaia di anni che consentiva a Buzzati prima e a Villoresi adesso la libertà, forse perdendo qualcosa in tenuta narrativa nella parte centrale ma compensando ampiamente con artigianato e senso di prodigio, di potersi concentrare principalmente sulla ricerca formale e sulla continua invenzione stilistica, e non è in alcun modo un caso che nel prefinale l’uomo verde e sostanziale Caronte di Vinicio Marchioni riveli a Orfeo come l’Aldilà nient’altro sia che le sue paure, le sue ossessioni e i suoi fantasmi, o forse sarebbe meglio dire le paure, le ossessioni e i fantasmi degli autori e artisti che lo hanno ripensato e riportato in vita prima su carta e ora su schermo, fra orologi, scheletri e sfere liquefatte di memoria surreal-dadaista à la Dalí, fra demoni che possono prendere qualsiasi forma e (giochi di) luci&ombre sulle creature che si animano all’improvviso, fra scenografie in cartone e (meta)sogni (di morte) subacquei che si innestano nei (meta)sogni (di vita e di cinema) all’asciutto. Fra città, paesaggi e case gotiche come novelli Paesi delle meraviglie, Menadi con i volti dall’estetica da qualche parte fra Frankenweenie, Nightmare before Christmas e La sposa cadavere, e poi specchi, candele, tendaggi rossi e corni magici con cui farsi stormo di cenere e per riapparire altrove. Un po’ come se Villoresi, nell’esplorare Poema a fumetti, avesse visto nel proprio immaginario una sorta di continuità con quello di Buzzati, e il suo Orfeo nient’altro fosse che la prosecuzione in altre forme della stessa lunga visione filtrata attraverso una conoscenza assoluta del mezzo e un’evidente passione cinefila. Per un film che sì, magari sarà anche un po’ troppo quasi solo visivo, ma non smette nemmeno per un attimo di bruciare nella sua libertà assoluta e nella sua autarchia formale, così rara e preziosa nell’orizzonte non solo italiano.

Marco Romagna

Roma, 29 ottobre 2025
Ci è gradito comunicare che il film ORFEO di Virgilio Villoresi, distribuito da DOUBLE LINE, è stato designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI con la seguente Motivazione:
«Libera reinterpretazione del primo graphic novel italiano (Una storia a fumetti di Dino Buzzati), Orfeo è l’esordio di Virgilio Villoresi, giovane talento del cinema animato mondiale. Un meraviglioso viaggio nelle tenebre della psiche di un uomo in cerca dell’amata perduta, un film che tra live action e ogni possibile modo dell’animazione, reinventa un secolo di arte d’avanguardia in un’opera d’amore, di morte e di stupore per quello che il cinema può fare».
(uscita 27 novembre)
“Orfeo” (2025)
74 min | Fantasy | Italy
Regista Virgilio Villoresi
Sceneggiatori Alberto Fornari, Marco Missiroli, Virgilio Villoresi
Attori principali Aomi Muyock, Vinicio Marchioni, Virgilio Villoresi
IMDb Rating N/A

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