17 Febbraio 2026 -

CHIMNEY TOWN: FROZEN IN TIME (2026)
di Yûsuke Hirota

È ancora una volta la capacità di crederci e di non arrendersi, il messaggio fondamentale attorno a cui ruotano le avventure steampunk del piccolo spazzacamini Lubicchi, sempre con il suo farfallino rosso e con il suo cappello a cilindro un po’ liso, sempre con i suoi riccioli ribelli e con quella finestrella al posto degli incisivi. Dall’elaborazione del lutto per la morte del padre ucciso dagli inquisitori dimostrandone contro tutto e contro tutti la veridicità di quelle teorie sul reale colore del cielo a cui, nella costante coltre di fumo di Chimney Town, non aveva mai creduto praticamente nessuno, a questa nuova avventura magari un pelo meno stratificata, ma se possibile ancora più colorata, in cui anche l’amico Poupelle fatto di rottami e spazzatura e dissolto in quella prima notte in cui vedere insieme le stelle è ormai per il protagonista un ricordo e una dolorosa mancanza, un senso di profondissima nostalgia, un incolmabile vuoto da trovare il coraggio di superare. Certo, nel frattempo è cambiato tutto rispetto al 2020 del precedente Poupelle della città dei camini, al tempo sorprendente esordio al lungometraggio che il CGI artist Yûsuke Hirota aveva tratto dall’omonimo libro illustrato dell’attore e artista Akihiro Nishino senza minimamente aspettarsi che sarebbe diventato non solo uno dei maggiori successi e incassi nella storia dell’animazione nipponica, ma un vero e proprio fenomeno di costume ampiamente innestato nell’immaginario del Giappone contemporaneo e nel giro di pochi anni riadattato praticamente in ogni forma possibile di spettacolo live dal musical al teatro kabuki. Al punto che a ben vedere era solo questione di tempo perché, ancora con la produzione dello STUDIO4°C, si giungesse a questo secondo capitolo Chimney Town: Frozen in Time, scelto come titolo internazionale leggermente differente dal giapponese e più preciso えんとつ町のプペル ~約束の時計台~ (Entotsumachi no Poupelle – Yakusoku no Tokeidai, letteralmente Poupelle della città dei camini – La torre dell’orologio della promessa) con cui uscirà in patria e presentato in prima mondiale alla 76esima Berlinale nella selezione per bambini e ragazzi di Generation. Un film, co-sceneggiato ancora una volta da Nishino ispirandosi alla perdita improvvisa di Yuuta Kajiwara amico di una vita e partner di quello che fu per anni il loro duo di stand-up comedy King Kong, che parte esattamente da dov’era finito il capitolo precedente per trasportare Lubicchi in un altro mondo e in un altro sogno, volando con un nuovo mezzo di fortuna – questa volta una bicicletta alata – dal dolore centenario di un uomo cristallizzato in un’eterna attesa (im)possibile fino al ritorno di una nuova speranza e infine al miracolo della Fede.

Parte dalle lancette degli orologi come mani che eternamente si inseguono nell’attesa della mezzanotte in cui incontrarsi e nuovamente congiungersi, Chimney Town: Frozen in Time. Una metafora che, nel momento in cui Lubicchi cadrà in una fontana di Chimney Town e si ritroverà su una misteriosa barca in compagnia di un gatto parlante che come una sorta di Caronte trasporta gli orologi ormai fermi delle anime che hanno concluso il loro tempo di vita, la penna di Akihiro Nishino e la spettacolare animazione digitale di Yûsuke Hirota estenderanno all’intera esistenza umana, regolata da orologi che portano il nostro nome gestiti da custodi incaricati prima di non farli fermare e poi, una volta inevitabilmente rotti, di riconsegnarli per la distruzione. Un ordine apparentemente perfetto di vita e di morte che, ormai da un secolo, viene spezzato da quell’unico orologio fermo e mai distrutto che si libra nel cielo dalla Fortezza del Millennio, immobile alle 23:59 anche se apparentemente non rotto e quindi non riparabile. Dipenderà dalla capacità o meno di farlo ripartire, la possibilità di Lubicchi di tornare a Chimney Town, in un crescendo di avventure al termine del quale vedersi allo specchio nel cuore spezzato del custode Gus che da cent’anni ha fermato il tempo pur di non arrendersi alla perdita dell’amata Nagi, pur di poterla ancora aspettare, pur di permetterle anche di fronte alla morte di raggiungerlo come promesso entro mezzanotte, pur di non permettere di andare via almeno al ricordo e alle emozioni. Un parallelismo che Hirota, nell’ucronia di una struttura a flashback, prima progressivamente suggerisce e poi affronta di petto con la semplicità e la dolcezza di un film che porta le tematiche adulte dell’amore e della malinconia fino all’altezza bambino, raccontando un dolore pressoché identico a quello che il piccolo spazzacamino protagonista prova ogni volta che ripensa a Poupelle e alla sua improvvisa scomparsa mentre, in un rinnovarsi delle dinamiche di inclusività e amicizia fra reietti, allo stesso modo accetta semplicemente per come è quell’anonimo gatto un po’ scontroso che accetta inizialmente controvoglia di aiutarlo nella sua impresa, attribuendogli quel nome che non aveva mai avuto, Fluffy, e facendolo sentire forse per la prima volta realmente non più solo. Il punto di partenza di una nuova parabola fiabesca di sogni e di fratellanza che diverte i più piccoli e fa riflettere i più grandi, immersi in una combinazione di personaggi animati in CGI 3D con fondali tradizionali fantasiosi e coloratissimi che parla di vita, di morte, di amore, di perdita e di senso del tempo fra solenni cerimonie in cui riconsegnare gli orologi all’acqua e bambini orfani a cui riparare pazientemente i giocattoli, fra il panteismo di ogni oggetto e la poetica delle lucciole di mare che accompagnano un’anima alla sua fine. Una storia di spiriti degli alberi e di innocente fiducia nei miracoli, di senso di abbandono e di pazienti attese, di speranze più forti perfino dell’evidenza e di ritorni che riportano l’ordine all’intera cosmogonia. Una storia di canzoni capaci di fare innamorare all’istante e di danze scatenate sulle note di un violino, di abbracci (in)desiderati e di ciondoli d’oro come pegno d’amore, di traumi andati a fuoco e di tentativi non riusciti di fronte ai quali non arrendersi. Ma soprattutto una storia con cui creare un (altro, dopo Chimney Town) mondo alternativo e fantastico, fatto di case variopinte, castelli e orologi, di animali antropomorfi e di bambini zoomorfizzati, di corsi d’acqua che riflettono la luce e di trampolini da cui librarsi nel cielo. Un mondo di linee curve e di colori accesi di miyazakiana memoria, di porticcioli e di grandi saloni, di giganteschi meccanismi che intrecciano le loro ruote dentate e di lancette nel cielo che tornano ad incontrarsi commosse, nell’ulteriore allargarsi degli orizzonti di un immaginario prezioso e sognante che solo il futuro potrà dire fin dove riuscirà a spingersi. Potenzialmente, parecchio lontano.

Marco Romagna

“Entotsumachi no Poupelle - Yakusoku no Tokeidai” (2026)
98 min | Animation | Japan
Regista Yûsuke Hirota
Sceneggiatori N/A
Attori principali Masataka Kubota, Megumi, Yuzuna Nagase
IMDb Rating N/A

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