8 Settembre 2026 -

LOOK BACK (2026)
di Hirokazu Kore-eda

Tatsuki Fujimoto, uno dei più rilevanti mangaka odierni, è l’autore giovanissimo di già due serie shōnen (per “maschietti”) di successo, Fire Punch (troppo brutale per diventare genuinamente popolare) e Chainsaw Man (le cui idiosincrasie, nonostante molti difetti di percorso, già influenzano le serie più popolari del genere, come DanDaDan), oltre che di numerosi altri fumetti spesso autoconclusi, che in termini manga sono le cosiddette one-shot. Di queste, le più celebri sono probabilmente Goodbye Eri e Look Back, entrambe storielle quasi fiabesche, lontane dalla violenza dei suoi antieroi serializzati, e meditazioni sui media preferiti dall’autore: il cinema in Goodbye Eri e il fumetto in Look Back. Goodbye Eri, mélo di vampiri con colpi di scena comici e strazianti, più che proporre un discorso sul cinema vero e proprio (se ce n’è uno nella narrazione, ha un significato abbastanza semplicistico), trasla il cinema nel medium del fumetto. Le vignette in estese sezioni della storia coincidono con inquadrature girate dal protagonista. L’atto di sfogliare la pagina equivale a una forma interattiva di montaggio filmico. Ma non è forse così per tutti i fumetti? Chissà se Goodbye Eri l’ha letto, Hirokazu Kore-eda, forse il più popolare tra i registi giapponesi odierni, o perlomeno il più evidente erede di una certa tradizione di cinema intimista – che tra i due ha “scelto” (o: gli è stato commissionato) Look Back. Solo due anni fa aveva già avuto un buon adattamento in animazione di Kiyotaka Oshiyama che ha riscosso un discreto successo, e i tempi sono talmente stretti tra una versione e l’altra che per un fruitore che è stato a contatto con questa storia più volte nel corso degli anni un’ennesima trasposizione è un po’ un eccesso. Vero è anche che le tre versioni (manga, mediometraggio anime, lungometraggio live action), pur pressoché identiche nella sequenza degli eventi, hanno tre sguardi totalmente diversi sul rapporto tra le protagoniste (un’amicizia professionale tra fumettiste, che è il nucleo emotivo di Look Back), sul gesto del disegno e sull’evento realmente accaduto a cui la storia si ispira. Se Fujimoto si concentra proprio sul rievocare la passione per il disegno tramite il disegno stesso e Oshiyama ridà vita e movimento allo stile di dinamismo illustrativo del fumettista, Kore-eda si riappropria dell’apparente semplicità della trama, trasportandone gli umori dalla rivalità dell’industria manga all’immersione nell’innocenza infantile trovata in altri suoi titoli (I Wish forse su tutti).

L’industria del manga (e degli anime) è unica in Giappone; la rivista Shōnen Jump è un colosso paragonabile ai grandi studios di Hollywood, e ciò è vero da decenni. Fujimoto, con le sue unicità punk/cinefile e nel contempo la sua predisposizione istintiva ad arrivare alla pancia del grande pubblico più giovane, è ben conscio di ciò, o meglio, è consapevole in primis di fare parte di un ambiente lavorativo profondamente competitivo, che per molti autori è stremante fino alla malattia o addirittura alla morte – celebre il caso dell’autore di Berserk Kentaro Miura. Gli orari lavorativi, la postura, i crampi alle mani rendono il mestiere del fumettista uno dei più pericolosi dell’arcipelago nipponico: i mangaka hanno una età media di morte di 20 anni più bassa rispetto all’essere umano medio (62 anni). Farcela con l’originalità in un mondo così costantemente assoggettato a scrutinio minuzioso del pubblico e modifiche pesanti dalle case editrici è un incubo, e avere l’ambizione del fumetto in Giappone implica inevitabilmente porte sbattute in faccia e malattia cronica sin dalla gioventù. Yoshihiro Togashi, uno dei principali mangaka shōnen viventi, incorre ogni anno in convalescenze legate ai suoi problemi di schiena da tre decenni, al punto che le sue serie a capitoli vengono serializzate con lunghi iati irregolari, spesso molto irritanti anche per gli aficionados. Insomma, il mondo romanticizzato (solo in apparenza) da Fujimoto/Oshiyama/Kore-eda è quello di un’industria artistica fondata sul conflitto, interiore e verso il collega/coetaneo. Pur giovanissime, le nostre eroine gobbe sui tavoli già hanno dolori fisici l’una (Fujino) e ansie psicologiche l’altra (Kyomoto) – una hikikomori. L’altro centro della storia è un evento tragico, che non riveleremo qui integralmente, ma ci concederemo di dire che se la prima metà della storia è un racconto intimista di infanzia vicino alle sensibilità del regista, la seconda metà procede con quello sguardo di presunta innocenza ma lo applica a una narrazione surreale di un momento ispirato ai numerosi attacchi di terrorismo in Giappone rivolti proprio contro gli artisti di manga e anime. Un caso particolarmente celebre, che potrebbe aver ispirato Fujimoto, è quello della casa di produzione di serie animate KyoAni che nel 2019 è stata vittima di un incendio doloso che ha ucciso più di 30 persone. Come possono coincidere nel medesimo medium questa violenza inenarrabile e ingiustificata (se non da psicosi derivanti dal mondo del lavoro) e la poesia infinita del desiderio di volare tramite il disegno?

Kore-eda prova a rispondere a questa domanda divergendo dal materiale originale in più modi. L’aspetto più importante e sottovalutato del Look Back di Kore-eda è l’aspetto paesaggistico. Quando le protagoniste Fujino e Kyomoto decidono di scrivere manga assieme (collaborando col singolo nome d’arte Kyo Fujino, che unisce i nomi di entrambe – e un altro modo per mettere assieme i nomi delle ragazze sarebbe proprio Fujimoto), è chiaro già dalla presentazione dei loro talenti che una non può che dedicarsi alla scrittura e ai personaggi, mentre l’altra è troppo brava con l’arte descrittiva e le nature morte per non dedicarsi a sfondi e paesaggi. Allo stesso modo, l’umanista Hirokazu Kore-eda cantore delle passioni infantili e dei divari generazionali torna come sempre sui volti degli (o meglio, delle) adolescenti a coglierne le sfumature più astratte, ma sono sempre in contrapposizione con una cura, perlappunto, verso la paesaggistica. Tanto Kyomoto si appassiona a illustrare e guardare illustrazioni di luoghi, tanto Kore-eda spalma le campagne giapponesi nel riquadro col riguardo sacrale che si ha per qualcosa che è, genuinamente, un motivo per vivere. È il ritorno di Kore-eda alla pellicola da prima del 2020, e il 35mm restituisce all’immagine che noi spettatori guardiamo l’amore che le ragazze (ma soprattutto Kyomoto, la cui emotività è più misteriosa) provano verso ciò che ritrae – traslando il materiale dalla carta alla pellicola, dall’amore per il disegno a quello per il cinema. Come un sogno archetipico di un’amicizia, in cui ci s’incontra anche nei momenti in cui si crede di non essere assieme, come quando si passano ore nella stessa stanza dandosi le spalle a vicenda. In quest’ottica non è indifferente un’altra aggiunta di Kore-eda, il riferimento esplicito allo Studio Ghibli e nello specifico a Il mio vicino Totoro (e ai suoi paesaggi), alle sequenze di volo di Miyazaki e al pastello nei film di Takahata. Un occhiolino al pubblico internazionale? O davvero un sogno di un’utopia impossibile, un momento di intersezione tra sogni di mondi diversi, un’istanza di eternità, volo, sconfitta dei limiti tra vita e morte? È un film sì dolce e speranzoso nel potere dell’arte ma nel contempo melanconico, e quasi disperato, deterministico nella sua tesi di storie che anche differendo possono non finire in tragedia solo con l’immaginazione. Per il resto il film è un adattamento 1:1, con le sue (giuste) ingenuità e il consono tatto – non che sia un problema, soprattutto per gli spettatori non avvezzi al materiale originale. I dettagli della grafite sulla carta, i paragoni tra stili diversi di illustrazione, gli scambi di sguardi e il passaggio del tempo; Look Back implica uno sguardo indietro, a cosa sarebbe potuto succedere. E film è “giusto” e preciso. Eppure… cosa sarebbe potuto succedere se Kore-eda, che in After Life teorizza dei set dell’Aldilà, avesse scelto invece di adattare e trasporre Goodbye Eri?

Nicola Settis

Ci è gradito comunicare che il film LOOK BACK di Kore-eda Hirokazu, distribuito da Lucky Red e Bim Distribuzione in uscita dal 12 novembre 2026, è stato designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI con la seguente Motivazione:
«L’incanto dell’infanzia e il potere della creazione intrecciati nella prodigiosa amicizia di due piccole giapponesi che scoprono il loro talento per i manga. E insieme, crescendo, danno vita a un mondo perfetto, parallelo a quello reale. Ma non per questo immune dai suoi pericoli. Da un celebre manga, un commovente gioco di specchi che trasporta lo spettatore fra ombre e vertigini dell’arte di Kore-eda».
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