11 Febbraio 2016 -

HAIL CAESAR! (2016)
di Joel e Ethan Coen

Per inaugurare la sessantaseiesima Berlinale e celebrare il cinema come arte e divertimento era difficile trovare un candidato migliore di Hail, Caesar!, omaggio metacinematografico sincero e al contempo irriverente all’epoca d’oro di Hollywood ad opera dei fratelli Coen, che per l’occasione sfornano il loro film più spudoratamente godibile dai tempi di Burn After Reading. E proprio la loro riflessione caustica e dissacrante sul genere spionistico aleggia in termini di atmosfera su quest’operazione cinefila che riprende anche tematiche ed immagini da Barton Fink e Il grande Lebowski (vedi l’entrata in scena di Scarlett Johansson, che trae ispirazione dall’iconografia legata alla nuotatrice/attrice Esther Williams). Un’opera metacinematografica dove il gioco è costante ma mai vuoto o gratuito, dal titolo del film che si manifesta su uno schermo alla voce di Michael Gambon che accompagna, onnisciente, le disavventure di produttori, registi, attori e dirigenti. Per non parlare di una sottotrama sulla piaga del comunismo in seno alla fabbrica dei sogni che non solo fa da contraltare ironico al recente Trumbo, film incentrato sulle vicende del celebre sceneggiatore ostracizzato per le sue presunte simpatie anti-americane, ma è anche, volutamente o meno, una risposta più “coeniana” all’immagine della minaccia sovietica che i due fratelli hanno regalato, come soli sceneggiatori, allo Spielberg de Il ponte delle spie (ambientato in gran parte, guarda caso, proprio a Berlino, chiudendo un cerchio extratestuale forse involontario, ma comunque affascinante e divertente).

Con la sagacia a cui siamo abituati dal 1984, il “regista a due teste” ci riporta indietro nel tempo, per l’esattezza nel 1951. L’anno in cui Billy Wilder vinse l’Oscar per la sceneggiatura di Viale del tramonto, l’anno in cui Marlon Brando lanciò il metodo di Stanislavski al cinema con Un tram che si chiama desiderio, l’anno degli eccessi spettacolari di Un americano a Parigi, il cui spirito riecheggia in parte nella sequenza dove viene introdotto il personaggio di Channing Tatum, e di Quo Vadis?, il peplum archetipico a cui si rifà il film nel film, intitolato Hail, Caesar! (che in realtà è più Ben-Hur, uscito nel 1959). E per dare vita a questo scanzonato ritratto dell’apice dello star system, quando l’attore la faceva da padrone e il regista era considerato dai più un “semplice” mestierante di talento, non poteva mancare un cast all-star che include George Clooney, in questa sede una variante del divo “tutto carisma e niente cervello”, Josh Brolin in versione executive frustrato che si confessa ogni ventiquattro ore (il che, in un film scritto e diretto da due cineasti di origine ebraica, è semplicemente esilarante, così come la sequenza magistrale in cui quattro autorità religiose, incluso un rabbino, devono approvare la sceneggiatura del film), Tilda Swinton che si sdoppia per mettere alla berlina l’allora nascente cultura gossipara, Jonah Hill stoico e ligio al dovere (qualunque esso sia) e Frances McDormand, moglie di Joel, che per l’occasione rischia di lasciarci le penne in moviola, in nome dell’arte cinematografica.

Si ride, si scherza, si canta e si balla, in un microcosmo che trasuda amore e divertimento dalla prima all’ultima inquadratura, sorta di declinazione squisitamente grottesca di Elia Kazan e del suo Gli Ultimi Fuochi. Certo, siamo un tantino lontani dalle vette del loro cinema più “serio” (rimanendo in tema, il succitato Barton Fink è molto più gratificante a livello intellettuale, senza scomodare Fargo, The Man Who Wasn’t There e Il Grande Lebowski), ma restiamo al cospetto di due registi che, anche quando sono meno “impegnati”, riescono a regalare immagini, dialoghi ed emozioni in grado di far impallidire una grandissima parte dei loro colleghi. Per il cinefilo D.O.C., quella di Hail, Caesar! dovrebbe essere una visione obbligatoria, possibilmente da abbinare a The Hateful Eight di Quentin Tarantino. Due modi diversi e complementari di (ri)leggere la Storia, l’America e il piacere di uno schermo gigantesco all’interno di una sala oscura. Dalle montagne innevate e insanguinate del Wyoming ai teatri di posa di Burbank, è un viaggio per tutti coloro che, in un’epoca di frammentazione e moltiplicazione dei dispositivi per la visione, amano ancora emozionarsi al ritmo di ventiquattro fotogrammi al secondo. E ridere di gusto dinanzi all’ultima scritta nei titoli di coda: “Questo film non contiene nessuna rappresentazione visiva di Dio.”

Max Borg

“Hail, Caesar!” (2016)
106 min | Comedy, Mystery | UK / USA
Regista Ethan Coen, Joel Coen
Sceneggiatori Joel Coen, Ethan Coen
Attori principali Josh Brolin, George Clooney, Alden Ehrenreich, Ralph Fiennes
IMDb Rating 7.0

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