3 Gennaio 2020 -

Fuori Orario – Notte Senza Fine (03-12/01/2020)

SPECIALE 30 anni FUORI ORARIO 1989-2019 #3

 

Godard alla moviola (video), il tuffo di Vigo, la fabbrica dei Lumière, l’occhio circolare di Snow. L’undici settembre, la data che ci impone nuovi occhi; quelli di Beckett e Buñuel su tutti – una forma di cecità – quelli del sogno cinema (della Magnifica Ossessione), quella dei giullari di Rossellini. Le parole di Marco Melani, una massima come il motto di una vita purtroppo strappata troppo presto all’essere, il caffè – amaro e malinconico – di Ciro Giorgini, le lacrime di Anna Karina, l’essenza di Danièle Huillet. L’inserto scritto che si srotola come una pellicola. Lo sguardo della distanza, il peso delle assenze. Antonioni, l’esplosione della tivù e dei suoi s/oggetti, Lang e il ciak. Il campo lungo di Ford, l’avvicinarsi dei bambini di Golzow; si guarda in macchina mentre la vertigine di Brakhage ci trascina nell’occhio meccanico di Vertov. egh si toglie le cuffie, lo sfarfallio dell’etere diventa un flicker. Buona Visione! Questo – e molto altro – è la meravigliosa sigla del programma per questa “NOTTE SENZA FINE” a cura di Roberto Turigliatto e Dario Cece. Un viaggio nelle storie del cinema, lontane e vicine, nell’astrazione della macchina che continua a ri-discutere ciò che vediamo, il nostro essere qui. Più umana e visionaria che rigorosa e teorica, lega la visione alla presenza, definisce in poco più di due minuti l’esperienza di Fuori Orario, la sua radicalità nell’accostare e distanziare immagini, nel dialogare con esse e nell’evocazione che loro portano, con il dolore del ricordo e anche con noi stessi.

“Magnifiche ossessioni eccedono e ancora una volta dardeggiano le mappe a ogni memoria e anche vaghissima la mappa lascia il posto a Laurel & Hardy / Vertov Dovzhenko e Rossellini lasciano il posto a Fritz Lang / Rossellini come Jerry Lewis a ogni inquadratura ne cela o ne sostituisce un’altra / Gli spettatori e gli autori stessi vedono “passare” per la prima volta in tv i loro film e le immagini (vedi I wagneriani Syberberg e Satantango di Béla Tarr) / Intere notti di Lumiére / 33 film di Ozu / Lo stesso accade con la Région Central, Debord. / Notti interminabili e interminate dove trenta quaranta cinquanta film si alternano con un brevissmo sublime corto che da solo si ripete si “velocizza” si riproduce arrestandosi andando e venendo secondo I fantasmi della ripetizione / Il settimo “cavalleggeri” si lascia sterminare a piacimento da ogni singolo (co) spettatore”.

[enrico ghezzi, dal catalogo del 70esimo Festival del Film Locarno]

 

Queste sono le parole di Enrico a commento de “La Macchina dello Spazio” – a cui si lega anche questa sigla, e una delle prossime notti – splendido “montaggio” della redazione proiettato a Locarno per il Premio dell’Utopia conferito proprio a Ghezzi (e a tutta la trasmissione). Un vortice che parte dalle sigle (quella di Schifano del ’85, quella di “Blob”, quella classica in cui risuona Patti Smith ma anche quelle di “Zaum” e “Scaramouche Scaramouche”) per poi slabbrarsi tra segmenti di/e film e video (“Europa ’51” e la 2005 di Straub, la danza vorticosa di “Francesco giullare di Dio”, il “Don Chisciotte” di Welles, “Gelosi e Tranquilli”, il Cinétract per il secolo di Rossellini, “Strani giorni” di Franco Battiato, ecc ecc.); e poi le parole (Béla Tarr e Jacques Derrida), i montaggi di Fuori Orario (per Kubrick e Carpenter, l’Etna / Lumière e il G8 di Genova) e riprese private dello stesso Enrico. Un gioiello emozionale di associazioni ed eterni ritorni, in cui le immagini trovano respiro nella dialettica tra esse, e nell’evolvere in un costrutto autonomo che diventa film.

[la redazione a “Cinema al MAXXI – Extra Speciale. 30 anni di Fuori Orario” – foto di Alberto Tempi per gentile concessione di Simona Fina]

 

Anche le prossime notti lavoreranno su questa associazioni (e sul viaggio), con molte prime visioni. Dall’apolide Iosseliani al doppio appuntamento indo-pakistano (Ghatak / De Bernardi), dalla grande notte dei restauri (Epstein, Welles e Almirante) all’ultimo mastodontico e terminale film di German Sr. (preceduto da uno dei cortometraggi più straordinari di tutta la storia del cinema, della poetessa Forough Farrokhzad). E poi la notte dedicata al Brasile (l’origine del tutto con Peixoto e, forse, il suo massimo erede Bressane) e quella che lega l’ultimo struggente Rousseau e il terminale (sperimentale e seminale) addio di Nick Ray. Buona visione!

Appuntamento fra due venerdì, con il resto del programma e (soprattutto) nuovi contenuti speciali.
[a seguire il palinsesto completo, con locandine RAI, della terza e quarta settimana di questo lungo omaggio].

Fuori Orario è un programma ideato da Enrico Ghezzi, realizzato da Stefano Francia Di Celle e Roberto Turigliatto con Fulvio Baglivi Francesco Di Pace Lorenzo Esposito Donatello Fumarola Ciro Giorgini Paolo Luciani Marco Melani e Domenico Tassone, montaggio Dario Cece, produttore esecutivo Sabrina Barletta, a cura di Simona Fina

 

> Venerdì 3 gennaio 2020
CHANT D’HIVER di Otar Iosseliani [prima visione tv] (Francia, 2015)
Opera ultima, leggera e beffarda, di Iosseliani, cineasta di cui Fuori Orario ha trasmesso tutta la filmografia. Tra gli interpreti vanno segnalati Enrico Ghezzi nel ruolo di un barone decaduto e Pierre Etaix.
IL VENTO DEL CINEMA: OTAR IOSSELIANI di Franco Maresco [prima visione tv] (Incontri al Festival di Lipari, 2001)
Conversazione finora inedita con Iosseliani al Festival di cinema e filosofia diretto da enrico ghezzi.
UN INCENDIO VISTO DA LONTANO (Et la lumière fut) di Otar Iosseliani (Francia/Italia/Germania Ovest, 1989)
Excursus africano per l’apolide georgiano che mette in scena la dinamica coloniale e lo sfruttamento di persone e luoghi a favore del denaro. Premio speciale della giuria a Venezia.

 

> Sabato 04 gennaio 2020
A RIVER CALLED TITAS (Titas Ekti Nadir Naam) di Ritwik Ghatak [prima visione tv] (Bangladesh, 1973)
La saga poetica e politica del grande regista bengalese Ritwik Ghatak dedicata alle comunità di pescatori lungo il fiume Titas. Film di potente bellezza e di straziante malinconia, che ha il pregio tuttavia di non abbandonarsi mai al fatalismo. Opera recentemente restaurata.
IL SOGNO DELL’INDIA 40 ANNI DOPO di Tonino De Bernardi [prima visione tv] (Italia, 2015)
{Per gentile concessione di Tonino De Bernardi}
Tonino De Bernardi (tra i protagonisti della stagione del cinema underground a cavallo del ’68) rimette le mani sul girato di un viaggio in India fatto quarant’anni prima. All’epoca non arrivò mai a destinazione, lo ha fatto oggi, realizzando il vecchio sogno (e un nuovo film).

 

> Domenica 05 gennaio 2020
LA CHUTE DE LA MAISON USHER (La caduta della casa Usher) di Jean Epstein (Francia, 1928 / versione restaurata dalla Cinémathèque française)
{Per gentile concessione della Cinémathèque Française}
Restauro recente di un capolavoro del cinema muto francese tratto dal classico racconto di Edgar Allan Poe. “Questa rovina già di per è un mistero, una malattia delle cose… All’interno l’arredamento che fu in passato di un lusso eccessivo, ma desueto, è a sua volta diventato decrepito, intaccato dalla decomposizione. L’azione si svolge da qualche parte nella campagna inglese, lontano da qualsiasi città, all’inizio del XIX secolo” (dalle note preparatorie di Jean Epstein).
TOO MUCH JOHNSON di Orson Welles (USA, 1938)
Il primo film, muto, diretto da Orson Welles nel 1938. Girato per il Mercury Theatre, questo film fu considerato perduto fino al clamoroso ritrovamento di cinque anni fa in un fondo di pellicole di Cinema Zero di Pordenone. Il positivo nitrato fu riconosciuto essere il film di Welles anche grazie alla collaborazione di Ciro Giorgini e successivamente restaurato dalla George Eastman House con la Cineteca del Friuli, e presentato in prima mondiale alle Giornate del Cinema Muto del 2013. Il film, che si richiama esplicitamente allo slapstick, fu concepito per accompagnare la messinscena dell’omonima pièce di William Gillette in programma al Mercury Theatre di New York per la regia dello stesso Welles.
LA STELLA DEL CINEMA di Mario Almirante (Italia, 1931)
La fortuna fa sì che una giovane attrice esordiente diventi improvvisamente una stella del cinema. Ma il fidanzato della ragazza non può sopportare una simile situazione: costretto a fare la comparsa e a restare nell’ombra, aspira infatti anche lui a diventare un famoso attore. Egli decide così di interrompere la relazione con la giovane. Poi, però, ritorna da lei e la vicenda si conclude felicemente. Ambientato negli stabilimenti della Cines-Pittaluga di San Giovanni a Roma, appositamente ristrutturati per l’avvento del sonoro, attraverso le vicissitudini sentimentali e professionali dei due protagonisti questo metafilm è un viaggio nel tempo a mostrarci il dietro le quinte della produzione cinematografica italiana del tempo ove attori e registi famosi si prestano come comparse sullo sfondo nei mitici studi cinematografici della Cines di Porta San Giovanni a Roma, un paesaggio urbano ormai scomparso.

 

> Venerdì 10 gennaio 2020
LA CASA E’ NERA (Khaneh siah ast) di Forough Farrokhzad [prima visione tv] (Iran, 1963)
Il 13 febbraio 1967 alle 16.30, Forough Farrokhzad è morta a 32 anni in un incidente automobilistico a Teheran. Era una dei più grandi poeti persiani contemporanei, ed era anche la regista di un solo film. Aveva realizzato Khaneh siah ast, un cortometraggio sui lebbrosi, praticamente sconosciuto in Europa e oggi riscoperto e considerato ormai uno dei più grandi capolavori della storia del cinema.
HARD TO BE A GOD (Trudno byt bogom) di Aleksej German (Russia/Repubblica Ceca, 2013)
L’ultimo grande film di uno dei massimi cineasti al mondo, che inventa un medioevo futuro nello spazio, in una messa in scena distopica e vertiginosa. Dal romanzo di Arkadij e Boris Strugackij pubblicato nel 1964.

 

> Sabato 11 gennaio 2020
NIETZSCHE SILS MARIA ROCHEDO DE SURLEJ di Rosa Dias, Julio Bressane e Rodrigo Lima [prima visione TV] (Brasile, 2019)
{Per gentile concessione di Julio Bressane}
Commovente ed ispirata visita alla casa di Nietschze a Sils Maria da parte di Julio Bressane e Rosa Dias, coloro che più di ogni altro hanno pensato e decantato il grande filosofo non solo in I giorni di Nietzsche a Torino ma praticamente in in tutto il loro cinema. Emozionante e indimenticabile il contatto spiritico di Rosa Dias con la Roccia di Surlej.
LIMITE di Mario Peixoto [prima visione tv] (Brasile, 1931)
Il capolavoro della storia del cinema brasiliano, recentemente restaurato. “Nel 1930 abbiamo Limite di Mario Peixoto. Inaugura una mentalità diversa e nuova. Dico che Limite è una mentalità nuova perché è già, da noi, arte allusiva, parodica o con la consapevolezza del passato del cinema. È già cinema del cinema, implica la creazione e ricreazione dell’immagine nel film cinematografico. (Julio Bressane, Alguns, Imago editora, rio de Janeiro 1996).
IL VENTO DEL CINEMA: JULIO BRESSANE di Franco Maresco [prima visione tv] (Incontro al Festival di Lipari, 2001)
Conversazione finora inedita con Julio Bressane al Festiva di Cinema e Filosofia diretto da enrico ghezzi.

 

> Domenica 12 gennaio 2020
IN MEMORIAM di Jean-Claude Rousseau [prima visione tv] (Francia, 2019)
{Per gentile concessione di Jean-Claude Rousseau}
Una camera d’albergo, tre finestre che danno su un piccola piazza di Lisbona, i frammenti di un’intervista a Chantal Akerman, le notizie a flusso continuo degli attentati del 2015 a Parigi: “quel che si disegna è una vera e propria tragedia dalla semplicità raciniana”. (Antoine Thirion)
WE CAN’T GO HOME AGAIN di Nicholas Ray (USA, 1976)
L’opera postuma del grande regista americano, film sperimentale e multi-narrativo al confine tra cinema e arti visive, girato assieme ai giovani cineasti dell’Harpur College (New York), dove Ray ha insegnato. È un film laboratorio concepito come strumento per insegnare a fare cinema attraverso la pratica e non la teoria. Mescola linguaggi espressivi e tecniche diverse, usando l’invenzione del ‘multiple image’: tre, quattro, o cinque immagini in movimento fissate simultaneamente su una pellicola 35 mm. “L’unica maniera per imparare a fare un film, è attraverso un altro film” (Nicholas Ray)

 

 

 

Erik Negro

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