25 Maggio 2019 -

TAKE ME SOMEWHERE NICE (2019)
di Ena Sendijarević

L’ACID (Association for the Distribution of Independant Cinema) sta, giustamente, avendo uno spazio sempre più importante a Cannes. Forse perché è davvero rimasto lo spazio più libero e meno incapsulato, forse perché è l’unico luogo che prevede una ri-discussione reale (e non semplicemente formale, con tanto di “Jillet Jaunes” e attivisti di ogni tipo a presentare le proiezioni) di ciò che vediamo, e forse perché quelle sezioni in passato realmente indipendenti – la pur buona Quinzaine, la pur interessante Semaine – vivono oramai inevitabilmente riflesse nel solito substrato politico di selezione. Senza dubbio, al di là delle dinamiche più interne agli addetti ai lavori, sono anche la varietà e l’originalità della selezione ad aver portato in questa sub-sezione la possibilità di conoscere opere altrimenti nascoste, e a rendere loro qualche possibilità distributiva. Basti pensare a due film, entrambi femminili, piccoli ed esili quanto estremamente sensibili e pulsanti, a partire dal Mickey and the Bear di Annabelle Attanasio, detour nel Montana di una ragazza con il padre veterano e sull’orlo della follia che diventa splendido ritratto della provincia americana, affresco dell’utopia di una possibile emancipazione, affascinante visione intima di una realtà provvisoria e violenta da ribaltare attraverso una visione dell’anima, per giungere a questo Take me somewhere nice di Ena Sendijarević, scovato dai registi selezionatori di ACID nel concorso di Rotterdam. Un diario di viaggio abbozzato e fragile ma mai descrittivo, un catalogo di impressioni che attraversano il reale senza mai definirlo pienamente, un caleidoscopio con cui vedere il passaggio di un’estate senza mai poterla realmente cogliere.

Alma, è (quasi) pronta per diventare adulta. Quando arriva il caldo, lascia la casa olandese della madre verso la Bosnia per visitare il padre che non ha mai incontrato. Suoi compagni di viaggio saranno il cugino, apatico, patriottico e indifferente, e l’amico assai belloccio. Giunta a Sarajevo, e astratta in quella nuova realtà, intraprende la sua avventura verso Mostar. Nonostante l’odissea, questo piccolo e grande viaggio le mostrerà quelle radici di cui sentiva la necessità per poter crescere. E allo stesso tempo è la Bosnia stessa a doversi (far) conoscere, proprio attraverso la sua esperienza. Il cuore pulsante del Paese pare ancora essere squarciato dai fantasmi della guerra, quasi irriconoscibile per chi ormai vive lontano e non può aver assimilato quel passaggio. Alma stessa vive nei suo dualismi apparenti, fragile e testarda, a tratti bimba indifesa e in altri già donna coraggiosa. Vive in un equilibrio totalmente instabile, che dalle sicurezze dell’adolescenza olandese si trova in questa folle estate bosniaca; esplora il proprio corpo e la sensualità che esso può donarle, si chiede se quello che prova è quell’amare che vede nei film. Facile pensare anche all’aspetto autobiografico del film (la stessa autrice viene dai Paesi Bassi ma è di origini bosniache, proprio come Alma), o forse a quello direttamente generazionale, al sogno di un dopoguerra diverso in cui si possa tornare a crescere senza il dramma delle bombe. Ed ecco “il posto”, quello citato nel titolo, un luogo (metafisico) in cui sperimentare se stessi senza la paura di cadere.

Filmato in quattro terzi, e scritto dalla stessa Sendijarević, questo Take me somewhere nice è un viaggio simbolico ed esistenziale tra la malinconia e il romanticismo, tra il dramma e la commedia. Un affresco minimale che cerca la luce dei Balcani moderni attraverso lo straniamento continuo di anime e corpi riflessi nel paesaggio; sensuale e colorato, mirabilmente ipnotico, idiosincratico e surrealista: una piccola deriva estetica e sentimentale bagnata dal sole e trasfiguarata dalla notte. Girato con audacia formale, riflette la flagranza della libertà di una protagonista/autrice che ha il terribile desiderio di conoscere (e conoscersi) attraverso confini prima solo immaginati. In quei fotogrammi a pastello si riflette il desiderio instabile di una giovinezza da scoprire, tutta di voglie infinite che vorrebbero sfuggire continuamente all’inquadratura per cercare altri limiti e altri lidi. Nella dialettica di presenze e mancanze, pulsa la vita di quel Paese tra il dramma e la meraviglia, qualcosa forse di indescrivibile anche davanti alla macchina da presa. Basterebbe forse pensare ai Sonic Youth, alla loro musica presente nel film, per definire tutto quel desiderio ancora da esplorare, da vivere fino al midollo, da esaudire anche in mancanza di una prospettiva definita. Tutto qui, nell’apparenza di una crisalide pronta a evolversi e spiccare il volo. E si conclude, come un’enorme parentesi nell’eterno presente di un immagine. Quel padre, invano cercato, potrebbe non apparire mai; come se mai fosse esistito. Ma come in ogni viaggio è già l’ora del ritorno, a cui ogni partire sembra ricondurre. Nulla per Alma potrà mai più essere come prima.

Erik Negro

“Take Me Somewhere Nice” (2019)
90 min | Drama | Netherlands
Regista Ena Sendijarevic
Sceneggiatori Ena Sendijarevic
Attori principali Ernad Prnjavorac, Sara Luna Zoric, Lazar Dragojevic
IMDb Rating N/A

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