27 Ottobre 2016 -

SARAH WINCHESTER (2016)
di Bertrand Bonello

Sarah Winchester è un’opera destinata a non essere rappresentata, a rimanere un fantasma fra i corridoi dell’Opera di Parigi, come il romanzo gotico di Leroux, come una bambina uccisa da una deformazione, come la follia di una madre rimasta sola, come la guerra portata avanti dalla sua industria di armi, come la Storia che rimane intrappolata in una casa gigantesca, labirintica, priva di finestre e in costante costruzione. In meno di mezz’ora, Bertrand Bonello sfrutta la triste storia dell’ereditiera Sarah Winchester, ragazza con gli occhi tristi andata in sposa al figlio del pioniere delle carabine a ripetizione, per riflettere sulla Storia e sulle arti, sull’incontro fra cinema, danza, musica e canto, sulla depressione e sulla follia. Mentre i fucili della ditta di famiglia continuavano a essere venduti e uccidere, creando in egual misura morte e denaro, Sarah Winchester perse prima l’amata figlia per marasma infantile, e poi a breve distanza il marito colto da tubercolosi. Caduta nella più nera delle depressioni, dice la leggenda che si rivolse a una medium per parlare con i suoi cari, che le avrebbero detto di costruire una casa sempre più grande, nella quale le loro anime avrebbero potuto trovare posto e tornare. E non fece altro fino alla morte, in questa villa costruita ininterrottamente per 38 anni, sempre più imponente, sempre più insensata, sempre più vuota.
Sono ancora gli spazi il punto di partenza di Bonello, ampi, sconfinati e freddi, mutevoli e infiniti. Gli spazi della casa enorme dove Sarah Winchester visse la sua follia e gli spazi giganti del teatro, dove Marie-Agnès Gillot sembra quasi volare sul palcoscenico nella grazia dei suoi passi di danza, dove il regista Reda Kateb vive le proprie indecisioni fino a rendersi conto di non poter mettere l’opera in scena “perché non esiste”, dove il coro prova le arie come una chiamata dall’oltretomba: “Sarah, Sarah”. Attraverso la follia di Sarah Winchester, Bonello riflette sulle sue ricchezze accumulate mediante guerre e uccisioni, mettendo in scena un’Opéra Fantôme eterea, inafferrabile, affascinante, dove si incontrano gli spettri americani e quelli europei, dove la storia incontra la Storia, dove le arti si fondono e diventano cinema potente e allusivo, multidirezionale, astratto, ectoplasmico, fra il balletto e l’horror, con tanto di incursioni nell’animazione.

Nei doppi fantasmatici messi in scena, la figura del regista è una proiezione dello stesso Bonello, autore non solo dello script e della regia, ma anche delle musiche, per lo più elettroniche, che accompagnano in un continuo gioco di contrasti la danza classica “impossibile”, mentre la sublime danzatrice non è tanto Sarah Winchester, quanto la ricerca attraverso il movimento della sua storia, dei suoi gesti, della sua psiche, del suo spirito. Bonello cerca Sarah nei passi di danza, nei ripensamenti atroci del mitteur-en-scene, nelle oscillazioni vocali del coro, nei respiri, nel lento avvicinarsi attraverso le quinte del fantasma/bambina insanguinata, fino a quello sguardo a metà strada fra l’intesa e il terrore ancestrale che si scambierà con la ballerina una volta giunta sul palco.
C’è un filo che lega i due film, il lungo e il corto, che Bonello ha completato e presentato nel 2016. Dove in Nocturama, però, la metafora storica e sociale è esplicita, fra giovani attentatori nel cuore di Parigi e la loro notte nel centro commerciale a cedere per l’ultima volta a quel capitalismo selvaggio che avrebbero voluto combattere dimostrando così la loro semplice noia nichilista come un abbattimento dei valori, Sarah Winchester guarda alla Storia e alla lucida follia che lega economia e guerre con uno sguardo necessariamente evanescente, criptico, che non cerca tanto una risposta quanto una suggestione, un’impressione, un tocco emotivo. È un film di contrasti e atmosfere, di arpeggiatori e sguardi, di linguaggio del corpo e di sensi di colpa, di ritmo e di intese. “Danza con la testa, senza muoverti”.
Nella vita eccentrica e nella demenza di Sarah Winchester c’è tutta la follia delle carabine che sparano, delle guerre che continuano, delle persone che muoiono; nella sua casa vuota e gigantesca tutto il suo vuoto interiore, tutta la sua solitudine, tutti i suoi rimpianti, tutti i suoi rimorsi, e così negli spazi del teatro. È il Fantasma dell’Opera che si presenta ancora sul suo palcoscenico, fantasma fra i fantasmi di un’opera fantasma, presenza evanescente di un qualcosa che non esisterà mai (più), o che forse è talmente radicato nella nostra società da non farci più caso. È il dramma interiore che diventa arte, è l’incontro/scontro fra classico e moderno, fra musica e danza, fra corpi e spettri. È un’opera impossibile, di spazi e di tempi, di poetica e di astrazione. Quello proiettato al DocLisboa 2016 dopo le vetrine del FID di Marsiglia, di New York e di San Sebastian è un Bonello atipico, barocco, enigmatico e per molti versi inedito, che centra, ben più che con il controverso ma politicamente troppo vacuo e forse un po’ “comodo” Nocturama, uno dei migliori film della sua carriera, capace di spostare lo sguardo per penetrare lateralmente la Storia e l’uomo.

Marco Romagna

“Sarah Winchester” (2016)
23 min | Short | France
Regista Bertrand Bonello
Sceneggiatori Bertrand Bonello
Attori principali Marie-Agnès Gillot, Reda Kateb
IMDb Rating N/A

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