16 Maggio 2016 -

LES VIES DE THÉRÈSE (2016)
di Sébastien Lifshitz

L’incipit di Les vies de Thérèse, nuovo documentario del regista e attivista omosessuale francese Sébastien Lifshitz (Quasi niente, Wild Side, Bambi), è una richiesta di filmare la morte. Era il 2012, Lifshitz stava girando Les Invisibles, racconto dell’intolleranza nei confronti dei gay nel corso delle decadi. Sul letto, ormai anziana e già malata di cancro, stava supina la storica attivista femminista francese Thérèse Clerc, pronta a dichiarare apertamente le sue esperienze lesbiche negli anni Sessanta e la percezione comune di una sorta di “malattia sociale”. Thérèse è morta il 16 febbraio di quest’anno, ma nei mesi precedenti il regista ha mantenuto la promessa fatta quattro anni prima, permettendole di tracciare un bilancio ultimo di oltre sessant’anni di lotte e diritti. O quasi, perché questa richiesta di morte, intelligentemente, verrà lasciata fuori campo. Da Les vies de Thérèse infatti quello che viene fuori, anche negli ultimissimi giorni, è solo vita. La vita di una donna libera, cresciuta con rigidi principi cattolici e sposa a vent’anni per poi scoprire il marxismo, il femminismo, l’agnosticismo, l’attivismo, il divorzio, l’aborto, il sesso libero, l’omosessualità. Lifshitz la lascia raccontare nel corso di più interviste, la mostra nella quotidianità con i figli e i nipoti, filma pazientemente le conversazioni e le preoccupazioni, la segue in ospedale e quando torna a casa, per esalare gli ultimi respiri nelle mura in cui ha così forsennatamente vissuto. Ultimi respiri che però, appunto, rimangono fuori campo, vengono lasciati alle cronache e ai necrologi, sostituiti dal bilancio di una figura fondamentale nei diritti delle donne non solo in Francia, dalle immagini d’archivio delle manifestazioni, dall’affetto dei figli, dalla Storia raccontata da chi l’ha scritta.

Dopo diversi giorni di agganci alla realtà suggeriti attraverso la pura finzione, arriva al giro di boa di Cannes il primo – e penultimo, in attesa di Risk di Laura Potrais – documentario sullo schermo della Quinzaine des Réalisateurs. Attraverso la figura di Thérèse Clerc, il film di Lifshitz racconta la condizione femminile in Francia e diverse fasi fondamentali della Storia tutta del Paese, rigorosamente viste attraverso gli occhi di chi era in piazza a protestare, o sul campo a “fare”, attivamente e dal basso. Dalla guerra d’Algeria agli aborti clandestini praticati sul tavolo della cucina, dalla battaglia per i contraccettivi a quelle ecologiste, dall’indipendenza femminile ai diritti degli omosessuali. Thérèse Clerc è un simbolo dei diritti civili d’oltralpe, è un simbolo del femminismo, è un simbolo della cooperazione e dell’unione fra i cittadini. Una figura, come suggerito dal titolo, dalle mille vite, una persona che è stato giusto e doveroso sviscerare e consegnare alla memoria con questo film.

Les vies de Thérèse, però, non è solo politica, ma vorrebbe essere anche e soprattutto una vita, un racconto a cuore aperto, e per il resto il puro atto del mostrare. È vero, ci sono gli specifici riferimenti alle manifestazioni per l’aborto e per il divorzio, c’è questa piccola Storia di Francia che scorre nella vita di Thérèse, ma ci sono anche quelle gambe troppo gonfie per infilare le scarpe e l’amorevole aiuto della figlia, ci sono le sincere lacrime fra i quattro figli “Voglio stare con lei fino all’ultimo minuto”, c’è l’umorismo ora sottile e ora sguaiato di Thérèse, ci sono i racconti senza peli sulla lingua di sesso con preti e donne, c’è la parentesi, immancabile per Lifshitz, dedicata all’omosessualità acquisita a quasi quarant’anni per rifiutare definitivamente l’uomo. È quindi un film anche e soprattutto di cuore, quello di Lifshitz, il ritratto affettuoso di un’amica, la consegna ai posteri di un’icona. Certo, non si pensi agli esempi più sommi di documentaristica di cuore, da Alberto Grifi a Ed Pincus, si rimarrebbe delusi, e del resto Les vies de Thérèse non è immune da problemi, da una colonna sonora che riesce nella difficile opera di rendere a tratti invasivi Bach e Beethoven alla decisione della non-presenza della macchina da presa, scelta che fa pensare in più momenti (la fissità frontale nel dialogo con la giovane nipote, i quattro figli praticamente in posa intorno al tavolo) che ci sia un qualcosa che stona, un qualcosa di troppo costruito, un qualcosa di freddamente calcolato in un film che avrebbe dovuto essere semplicemente un fiume in piena. Ma sarebbe ingeneroso attaccarsi a qualche sbavatura formale e non dare a Les vies de Thérèse la giusta considerazione. Thérèse Clerc è stata una ribelle, è stata un’attivista, è stata una donna. Ha vissuto una vita da figlia, una da mamma, una da compagna, una da moglie, una da praticante del sesso libero, una da omosessuale, una da lavoratrice, una da anziana. In realtà una sola, da donna libera. Thérèse Clerc è stata una piccola grande eroina. E con questo film, anche dopo la morte, potrà continuare ad esserlo. Non ci pare poco.

Marco Romagna

“Les vies de Thérèse” (2016)
55 min | Documentary | France
Regista Sébastien Lifshitz
Sceneggiatori N/A
Attori principali Thérèse Clerc
IMDb Rating N/A

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