8 Dicembre 2015 -

LAMERICA (2015)
di Stefano Galli

…We take all the action we can meet
and we cover all the northeast state
when the strip shuts down we run `em in the street
from the fire roads to the interstate
some guys they just give up living
and start dying little by little, piece by piece
some guys come home from work and wash up
and go racin’ in the street.
Tonight, tonight the strip’s just right
I wanna blow `em all out of their seats
calling out around the world
we’re going racin’ in the street…

Bruce Springsteen – Racing in the Street

Il cassone di un vecchio pick-up, rigorosamente Chevrolet, la bandierina statunitense che garrisce al vento, le strade polverose che scorrono inesorabili sotto il moto pesante delle ruote. Il viaggio, ben oltre lo spostamento, in una terra apparentemente sconfinata. Conoscere persone, uomini e donne, le loro storie, i loro ricordi, le loro speranze, i loro sogni. Il benzinaio, il pensionato, la giovane coppia, il poliziotto, il suonatore di banjo, il cacciatore con tanto di richiamo per oche al collo, il salottino riscaldato mentre fuori imperversa la tempesta. Ma anche i campi di grano che sembrano perdersi infiniti, le strade solcate dai suv e dai minivan dopo quarant’anni di giardinette, i pozzi di petrolio con trivelle al lavoro, i cappellacci rurali e i recinti per i tori: la più pura tradizione e ciò che invece è cambiato. Lamerica è il viaggio compiuto dal regista Stefano Galli fra il sogno americano e la disillusione, armato di curiosità, passione, meraviglia e una macchina da presa in 16mm: Nevada, Minnesota, Louisiana, Texas, Nebraska, Ohio, South e North Dakota, Iowa, Indiana, Michigan, Wisconsin, Wyoming e California scorrono in una pluralità di volti, storie, passioni e idee: le sfaccettature di un mondo, le sue pulsanti vitalità. L’anima folk, una chitarra al cimitero; l’anima rurale, lunghi baffi bianchi e il trattore in moto; l’anima industriale, quella torre di fumo e fuoco che si perde oltre i campi; l’anima reazionaria, fra tatuaggi a stelle e strisce e pistole nelle fondine; l’anima religiosa, le nuove edizioni della Bibbia; l’anima proletaria, cambiare Stato per cambiare vita. Mentre il treno, con la forza di un terremoto, taglia i paesaggi, annulla le distanze, corre verso la prossima faccia dell’America.

Stefano Galli, una laurea in cinema con tesi su Von Trier, un importante curriculum da fotografo e una preziosa gavetta alla Zentropa, è in realtà il primo spettatore del suo mediometraggio d’esordio, presentato nella sezione Italiana.doc del Torino Film Festival: suo è l’occhio che si perde nella vastità dei paesaggi, suo è l’orecchio attento che ascolta gli incontri casuali chiedendo loro di parlare all’obiettivo, sua la pura meraviglia che affiora dallo schermo e abbraccia gli spettatori. Perché Galli, nella sua invisibilità, è l’uomo in viaggio, è la mano che tiene la macchina e le fila, è il turista stupito, esaltato e senza dubbio innamorato dell’aspetto più prismatico e impenetrabile degli States, è un raffinato e curioso voyeur: siamo tutti noi davanti allo schermo, e le sue emozioni diventano le nostre. Dall’intreccio fra luoghi, Stati, volti e storie emerge la pura e appassionata ricerca di una memoria collettiva attraverso i suoi piccoli tasselli, una memoria forse impossibile per un Paese ancora così spartito in mille territori, mille contraddizioni, mille personalità, eppure così presente, percepibile, riconoscibile. Nella grana della pellicola, Galli riesce a intrappolare quella stessa granulosità degli Stati Uniti, quella necessità di ritrovarsi contrapposta alla cecità patriottica, quella religiosità declinata in una passione insana per le armi, quella profonda territorialità che quasi stona di fronte ad una così radicata appartenenza a Washington e alla centralità politica: Lamerica, appunto, bella e impenetrabile, terra di contrasti e di uomini duri ma sinceri, terra del Sogno.

Con un approccio che, se non fosse per la fissità delle interviste (scelta resa obbligata, probabilmente, dalla necessità di girare e curare l’audio da solo), ricorderebbe quello del cinema diretto, Lamerica trova, nei suoi quaranta intensi minuti, l’afflato del romanzo popolare, riuscendo a costituire un mosaico sociale e politico efficace e di indubbio interesse. La mente corre, quasi inevitabilmente, al lavoro compiuto dall’altro “esiliato” Roberto Minervini nella trilogia texana (in testa l’ultimo dei tre, Stop The Pounding Heart), per la capacità, in una giusta contestualizzazione, di umanizzare anche la pistola o la religiosità oppressiva, ma il principale e più recente testo di paragone è forse In Jackson Heights, ultimo in ordine di tempo fra i capolavori wisemaniani. Si tratta di due film ovviamente molto diversi, non fosse altro che per la durata, e il paragone fra il piccolo film di Galli ed un mostro sacro come Frederick Wiseman potrebbe suonare come estremamente azzardato. Ma l’idea di fondo, quella di comporre un polittico sull’America contraddittoria dell’oggi, è in sostanza la stessa, declinata in un viaggio per il giovane regista italiano ormai di stanza a Los Angeles e nella profonda lettura di un quartiere-mondo -sintesi estrema del viaggio- da parte del leggendario documentarista statunitense. L’approccio dei due registi, poi, è molto differente, americano lucido e analitico Wiseman, turista estatico e meravigliato Galli, e così pure l’effettiva incisività del documentario, ma ci piaceva mettere l’associazione sul piatto, per sincerità e per passione. Passione che ha portato Galli alla scelta, antieconomica quanto esteticamente apprezzabile (e, se vogliamo, filologicamente necessaria) di girare il film in pellicola 16mm. Lasciandone, quando possibile, tutte le imperfezioni, tutta la granulosità, qualche sovraesposizione, quel raggio di luce che entra e brucia il bordo di qualche fotogramma. Le piccole e grandi fallibilità, la grana che sembra ardere, un supporto vivo come unico modo per intrappolare davvero la vita. Un supporto fisico, volubile, difficile da conservare. Come la memoria.

Marco Romagna

 

lamerica film

“Lamerica” (2015)
43 min | Short | USA
Regista Stefano Galli
Sceneggiatori N/A
Attori principali N/A
IMDb Rating N/A

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