6 Agosto 2015 -

I SOGNI DEL LAGO SALATO (2015)
di Andrea Segre

No, non è una questione di talento. Di talento puro infatti, visivo e al montaggio, Andrea Segre ne avrebbe a bizzeffe. Lo ha già dimostrato in passato, sia nel documentario, sia nella fiction. Da Il Sangue Verde, doc incentrato sulle vicende di Rosarno del 2010 a Io sono Li, esordio al lungometraggio di finzione, passando per l’altalena del 2013 fra il buon Indebito e il (quantomeno) trascurabile La prima neve, il regista veneto ha sempre sfoggiato indubbie capacità, nell’inquadratura, nel montaggio e nella gestione linguistica, e questo nuovo lavoro, tecnicamente, non fa eccezione. Piuttosto, il problema de I Sogni del Lago Salato, presentato fuori concorso al Festival di Locarno e già annunciato in Giornate degli Autori nella prossima Venezia, è di natura etica.

Partendo, con una furbesca strizzata d’occhio al pubblico mediamente cinefilo, dal morettiano Ecce Bombo, reminiscenza fanciullesca di un film che diventa simbolo del rapporto del regista con la madre, la voce -monocorde ed incolore- di Segre ci accompagna in un parallelo fra l’Italia petrolifera degli anni Sessanta ed il Kazakistan di oggi. La crescita economica esponenziale di Aktau e Astana, solo pochi anni fa cittadine nella steppa dedite alla pastorizia ed ora poli di estrazione di petrolio e metano, viene intrecciata con le (notevoli) immagini d’archivio di Gela e dei pescatori di Chioggia. L’accettazione più o meno entusiastica, da parte dei kazaki, dei cambiamenti in virtù del progresso e della ricchezza, è la stessa che permeava l’Italia in crescita di cinquant’anni fa, nella quale erano protagonisti e cineamatori i genitori del regista. Il taglio estremamente personale, però, cade ben presto in una tracotanza che finisce ben presto per infastidire: ergendosi, non sappiamo bene con quale diritto, ad una sorta di filosofo depositario di tutti i misteri, il regista pecca di un’inaspettata presunzione sfoderando, a metà fra la Sibilla Cumana e Jep Gambardella, una sequela quasi insostenibile di frasi ad effetto. La voce fuori campo del regista parla tronfia, in contrasto con il suo tono asettico ed inespressivo, di sogni che chiamano sogni più grandi, di obiettivi quasi metafisici da raggiungere, di albe che non arrivano.

In un profluvio sapientemente montato -almeno quello- di immagini dall’8mm al 4k, fra l’acqua alta di ieri a San Marco e i sidecar che corrono sulla battigia fradicia del Kazakistan odierno, sono molte le similitudini che I Sogni del Lago Salato riesce ad elencare. A partire, appunto, dai laghi salati, dalla Laguna di Venezia al Mar Caspio. L’invadenza delle compagnie petrolifere, questo nell’Italia di Mattei come nel Kazakistan di oggi, porta forti cambiamenti nella società e nella popolazione: il lavoro che si moltiplica, la crescita economica, l’abbandono delle campagne per lavorare nei pozzi e nell’indotto, con l’apertura di ristoranti ed attività commerciali. La crescita del PIL di 6 punti percentuali, mentre il resto del mondo, l’Italia acquirente dei prodotti del sottosuolo kazako in testa, affronta la più grave crisi economica dal 1929. Tutte cose che già sappiamo, per riempire 75 minuti di banalità e delusione.

Eppure vorrebbe dire molto, il film di Segre. Vorrebbe creare un vero e proprio parallelo fra tempi e luoghi differenti rompendo le barriere generazionali, vorrebbe dipingere lo spaccato fedele di una società in rapida evoluzione, vorrebbe cercare una poetica originale, vorrebbe mantenere alla base una forte spinta cinefila. Ma il parallelismo diventa ben presto scontato e poi forzato, i personaggi non fanno in tempo a diventare persone, il lirismo prende il sopravvento sulla sostanza, la cinefilia diventa banale ammiccamento. A tratti sembra quasi un film su commissione, una sorta di pubblicità dell’ENI che porterebbe lavoro e ricchezza.

Peccato, perché con un aspetto visivo del genere ed una tale perizia nel montaggio, I Sogni del Lago Salato avrebbe meritato anche una sceneggiatura degna di Andrea Segre, quel regista umile e diretto che abbiamo imparato, nel corso degli anni, ad apprezzare. Speriamo si tratti di un semplice passo falso, e che il regista torni ben presto a quel buon Cinema scevro da retorica ed autocelebrazioni che, in oltre tre lustri di carriera, ha quasi sempre saputo offrire.

Marco Romagna

“I sogni del lago salato” (2015)
72 min | Documentary | Italy / France
Regista Andrea Segre
Sceneggiatori Andrea Segre
Attori principali N/A
IMDb Rating N/A

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