9 settembre 2015 -

NON ESSERE CATTIVO (2015)
di Claudio Caligari

Se esiste l’aldilà sono fottuto
Claudio Caligari

E’ sempre estremamente difficile parlare di un film postumo, soprattutto in un anno in cui ci hanno lasciato molti degli ultimi grandi lettori del novecento (come l’immenso Manoel De Oliveira e il collega Ciro Giorgini), ma è estremamente profondo quanto interessante avere la possibilità di farlo. Nonostante l’esclusione discutibilissima dal concorso, con motivazioni peraltro ancora più discutibili, la visione di quest’ultima opera di Claudio Caligari a Venezia, è (stata) un momento straordinariamente emozionante e di per sé unico. L’avevamo salutato diciassette anni fa dopo lo straordinario L’odore della notte (1998), seguito non narrativo ma quasi topografico del seminale Amore Tossico (1983). L’esordio fu un fulmine a ciel sereno nel cinema italiano quasi astenico dei primi anni ottanta, un spaccato unico per ambientazione, crudezza, attori presi dalla strada, sincerità e umanità disperate; le borgate romane tristemente colonizzate dall’eroina. Il secondo rimane uno dei noir più crudi e raffinati del cinema italiano contemporaneo. Nel cast c’era anche Valerio Mastandrea, che si è speso in ogni modo per raccogliere i finanziamenti necessari a produrre quest’ultimo Non essere cattivo, che forse drammaticamente ha dovuto aspettare (e subire) la morte del padre per vedere la luce. E lì, comunque, si torna con una completa liberazione e riappropriazione di sincerità ed umanità.

L’incipit è lo stesso di Amore Tossico, la corsa verso la spiaggia, e tanti anni dopo quel “Dovemo svoltà e te magni er gelato”. Siamo nella Ostia frontiera del disagio, quella di Pasolini e dello stesso Caligari che fu, stavolta nel 1995. I nostri traghettatori in questo limbo sono Vittorio e Cesare, fratelli di vita e di droga. La vita è solo una serie di espedienti verso la completa dissipazione, la notte che veglia sulle albe reiterate e stringenti. La loro dovrebbe essere un’iniziazione o l’attesa di essa, con la scadenza stessa che quell’esistere impone, prima della dolorosa autodistruzione. Vittorio, sconvolto dall’aver perso la percezione del reale, prova a immergersi nel mondo del lavoro e costruisce una relazione quasi stabile con Linda, madre di Tommaso. Cerca anche di coinvolgere Cesare, ora fidanzato con Viviana (la ex di Vittorio). Ancora una volta però il richiamo della strada avrà la meglio sui suoi propositi. Fino alla fine non verrà mai abbandonato da Vittorio nella speranza di poter guardare al futuro con occhi nuovi, insieme. Ma il destino fa il suo corso e Cesare (dopo la sorella minore) lascia questa terra infausta; rimane suo figlio che mai ha potuto conoscere, mentre Vittorio resta li sullo sfondo, con nuove difficoltà ed una vita familiare incerta. L’eterno ritorno della borgata.

Caligari riesce a portare a termine quasi tutto il progetto che viene comunque concluso da Mastrandrea su sue stesse indicazioni (se si esclude – per probabili imposizioni produttive posteriori – la dubbia scelta musicale del finale e il taglio del monologo/testamento del parroco nel funerale che si sarebbe dovuto raccordare alla morte della sorella di Cesare). Doveva essere la conclusione ideale, secondo lo stesso autore, di una trilogia composta da Accattone e da Amore Tossico appunto; un viaggio nel microcosmo romano in cui Roma non solo non appare, ma non viene praticamente citata. Una ricerca sul campo che ha portato alla luce una miniera di fatti e racconti di vita, episodi che nello stesso girato (da cui si poteva trarre un film molto più ampio) definisce un quadro antropologico impressionante per quantità e verità. Nonostante una prima parte vorticosa, lisergica e fenomenologica, appare subito l’impossibilità fisica di una vita al di fuori della stessa borgata, in cui il lavoro è un miraggio, la felicità un’utopia e la sopravvivenza una timida realtà se costretta all’evasione delle sostanze. Lo spazio rimane lo stesso, il tempo cambia e si aggroviglia dall’Italia del post-sessantotto e degli Anni di Piombo fino a quella della presunta Seconda Repubblica e dell’utopia generalista, passando per il riflusso continuo. Ma in quella Ostia in fondo nulla pare cambiare, tantomeno la sua evasione. In una scena Cesare sputa alla macchina da presa, in realtà ad uno specchio, a se stesso. Li il film si strappa, si spacca, si divide come le strade dei nostri due traghettatori. Non c’è più nulla di scanzonato, c’è la presa di coscienza della rassegnazione, il dolore, il male. C’è l’orsetto della sorella di Cesare, la sua maglietta con sopra scritto “non essere cattivo”. Le terrà compagnia, su una croce di legno. Fino alla fine (di quel mondo).

L’origine dell’espressione artistica e narrativa di un regista come Claudio Caligari, va ricercata all’epilogo di un periodo storico molto importante per il cinema italiano indipendente e folle, come nell’ossessiva osservazione continua di una realtà incubatrice come questa. Così come lo stesso Grifi e la Miscuglio (ma anche D’Alessandria, Signetto e Bargellini, in un ambito più puramente sperimentale), questi autori se ne sono andati troppo presto. Molti protagonisti di quella stagione così particolare oramai ci hanno lasciato, probabilmente anche estenuati dalle proprie scelte di produzione all’interno di un sistema che sempre meno dava loro spazio. Un cinema costruito in maniera politica, girato e montato per far nascere una dialettica che andasse conflittualmente oltre le immagini che stavano (rap)presentando. Ora tutto questo non c’è più, resta la speranza di riscoprire questo cinema che pare oramai arcaico, ma sempre più vivido nei suoi scarti, nelle sue continue derive e accezioni di vita. Restava l’auspicio di vedere questo incompiuto di Claudio Caligari e magari di emozionarci ancora un po’. Ieri lo abbiamo visto, e l’emozione è stata ancora più grande di quello che ci potessimo aspettare. Grazie Claudio, e a tutti i tuoi compagni di viaggio, addio.

Erik Negro

“Don't Be Bad” (2015)
100 min | Crime, Drama | Italy
Regista Claudio Caligari
Sceneggiatori Claudio Caligari, Francesca Serafini, Giordano Meacci
Attori principali Luca Marinelli, Alessandro Borghi, Roberta Mattei, Silvia D'Amico
IMDb Rating 7.3

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