23 Dicembre 2014 -

SUL VULCANO (2014)
di Gianfranco Pannone

Il profilo senza punta del Vesuvio sonnecchia tranquillo sul golfo di Napoli, dove il sole splende vigoroso su leopardiane ginestre che impreziosiscono di colore il paesaggio e profumano l’aria mite. Il Vulcano, simbolo di vita e di morte, si erge superbo di fronte al mare, che pare salutarlo nel suo infinito e spumoso moto delle onde sulla battigia che si stende pacifica. Quella spiaggia nera, lavica, figlia del Vesuvio, sulla quale trovò salvezza e rifugio la stanca Partenope ferita.
Sotto i piedi dell’Osservatorio, la camera magmatica si estende gigantesca per 400kmq fino al preappennino, costante minaccia geologica come di bomba atomica innescata. Sulla superficie, una zona rossa di 27 comuni con la densità di popolazione più alta d’Europa, fra urbanizzazione selvaggia e sprezzante amore per la propria terra.

Gianfranco Pannone è regista e documentarista Partenopeo. La sua vastissima filmografia è uno sguardo oggettivo ed indagatore sull’Italia dell’ultimo quarto di secolo, sulle contraddizioni intrise o meno d’umanità che pervadono la penisola. Dalle scorie nucleari dell’agropontino ai giacimenti petroliferi in Basilicata, dalla tenerezza dei Bambini a Napoli al maligno squallore dei neofascisti di Latina/Littoria, fino alle controversie delle BR de Il sol dell’avvenire.
Con Sul Vulcano, presentato fuori concorso al Festival del Film di Locarno 2014, Pannone intinge la macchina da presa nella suggestione evocativa e parte per un viaggio di ricognizione geografica, storica e sociale sulle pendici del Vesuvio. Un Popolo di mare, orgogliosamente legato alla tradizione, alle leggende, alle credenze popolari, ma soprattutto ad un monte magico, catalizzatore, da sempre fonte di ispirazione per la più colta letteratura. Un Popolo di profumi e sapori, fra il voluttuoso aroma di caffè e la dura consistenza del grano per la pasta. Tre milioni di persone, legate a doppio filo alla terra natìa. Non un’inchiesta di denuncia sociale, ma un accorato e sincero omaggio all’umanità che guarda al Vesuvio e lo vive con il fatalismo deferente e signorile del custode della natura, esempio universale di umano decoro.

Maria lavora e vive in un’azienda florovivaistica sulle pendici del Vulcano. Il terreno lavico è incredibilmente fertile, quella bocca piena di fuoco la natura che dà e che prende. Matteo è pittore, solitario, certosino nel filtrare la sabbia nera per usare la cenere lavica come pigmento dei suoi quadri. La sua arte è la sua terra, in un rapporto fisico e spirituale con il territorio. Yole è cantante neomelodica di Portici, devota alla Madonna. La sua libertà è espressione popolare del sacro che da sempre abbraccia il Vesuvio, da Bacco a San Gennaro, cristallizzati nella gioia canora.
Maria, Matteo, Yole: esempi distanti quanto vicinissimi di una popolazione sfaccettata e magmatica come il sangue del Santo. Atavico fatalismo e vitalità dionisiaca si rincorrono, si alternano, si scambiano -splendida fotografia antropologica di una città- mentre gli escursionisti sembrano minuscoli puntini insignificanti nell’immensità del cratere. Il ciclo eruttivo del Vesuvio è ormai imponderabile e la natura è più forte dell’uomo, constatazione non rassegnata: il legame ancestrale con la propria terra porta a rimanere, e accettare quello che verrà con nobile decoro. L’eruzione pliniana del 79 d.C., distruttrice di Pompei, Ercolano e Stabia, poi l’apertura esplosiva del secondo cratere nel 1631, seguita da diverse e prevedibili eruzioni eplosive o effusive fino a 1906, 1929 e 1944, dopo le quali il Vulcano è entrato in quiescenza. La Storia si lega costantemente al paesaggio, alla vita di ogni giorno, ai miti, alle immagini di repertorio e agli stralci letterari di De Sade, Giordano Bruno, Curzio Malaparte, Giacomo Leopardi, Sàndor Màrai, Plinio il Giovane e Immanuel Kant, letti da Toni Servillo, Donatella Finocchiaro, Leo Gullotta, Andrea Renzi, Aniello Arena. La preoccupazione dei residenti si interseca con i legami e con l’orgoglio di essere nati ed appartenere ad uno dei più straordinari luoghi al mondo, per un documentario che è Cinema totale, inno alla pura napoletanità attraverso le arti che la animano.

La Circumvesuviana fa il suo giro, mentre una nuova giornata inizia. Sul Vulcano continuano a sorgere abusivismi edilizi. Boscotrecase, Trecase, Pompei, Somma Vesuviana, Pomigliano D’Arco, Torre Annunziata, Ercolano, Portici, Cercola, San Giorgio a Cremano.
Pannone, osservatore discreto, pone una domanda fondamentale: chi è il più pericoloso? Il Vesuvio, secondo i geologi ancora attivo e già in netto e preoccupante ritardo, o l’uomo, che sfida la natura costruendo in luoghi pericolosi e ricostruendo negli stessi luoghi anche dopo la distruzione? La speculazione selvaggia ha fatto sorgere colossi di cemento e discariche abusive che si contrappongono all’estremo rispetto verso il Vulcano di chi lo abita, mentre lo sguardo torna costante verso il cratere, vero fulcro tematico intorno al quale la popolazione vive, si caratterizza, si tempra.
Sul Vulcano parla di Napoli, sapendo intelligentemente dribblare qualsiasi fastidiosa e ritrita retorica pizza-camorra-mandolino, concentrandosi piuttosto sulla condizione umana, sulla potenza salvifica dell’arte, sulla generosità Partenopea. I ritratti quotidiani sono alimentati dal lirismo evocativo della splendida cura fotografica con la quale viene inquadrato il Vesuvio, suffragati dalla poesia di chi ne è stato ispirato e dal calore delle voci del sud che declamano i passi letterari, accompagnati dalla tenerezza delle immagini di repertorio, uomini e donne del ’44 che indietreggiano davanti alla lava brandendo immagini di San Gennaro nel tentativo di fermarla. Sul Vulcano mostra l’altra faccia del Vesuvio e di Napoli, una faccia introspettiva, riflessiva, conscia della minaccia quanto legata al territorio. La faccia tragicomica di Eduardo, le luci e le ombre, l’incertezza nel futuro, l’enorme dignità. Sul Vulcano è un film per molti versi straordinario, da recuperare assolutamente.

Marco Romagna

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“Sul vulcano” (2014)
80 min | Documentary | Italy
Regista Gianfranco Pannone
Sceneggiatori N/A
Attori principali Aniello Arena, Iaia Forte, Matteo Fraterno, Fabrizio Gifuni
IMDb Rating 5.6

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