15 Novembre 2014 -

ONLY LOVERS LEFT ALIVE (2013)
di Jim Jarmusch

Un disco che gira, il mondo. La macchina da presa segue il movimento rotatorio del vinile, lui, lei. Continuando a girare, in un tango infinito. Il nero, il bianco, la musica, la letteratura, l’oscuro degrado di Detroit, il candore di Tangeri. Mentre il disco gira, la musica si diffonde, le arti rivivono, si respira cultura, in un mondo che è ormai solo decadenza. Volti, emozioni, citazionismo colto ed allegorico, i luoghi che rispecchiano le anime di chi ci abita, preludio del viaggio. In una parola, Jim Jarmusch, già nella primissima sequenza.
Un bicchierino pieno di sangue, lui, lei. I denti da vampiro e vampiressa, i non morti. Si amano da sempre, sono immortali, ma sorseggiano il vivifico nettare di morte a mezzo mondo di distanza l’uno dall’altra. Il sangue è una droga, una necessità, l’unica, il collegamento con gli uomini. Un mondo che va a rotoli, dove quel poco di cultura rimasto è chiamato youtube e gli umani sono definiti zombie, automi viventi che conducono la propria inutile esistenza cercando solo soddisfazioni basse ed immediate, schiavi di istinti primordiali, animali corrotti nel profondo ed in vendita per un pugno di dollari, mentre i vampiri sono l’ultimo baluardo della cultura e custodi dell’arte, e per sillogismo dell’amore. Only lovers left alive, solo gli amanti sono rimasti in vita. Gli amanti, Adam e Eve, Adamo ed Eva, metafora dell’amore eterno, ma anche del peccato originale. Vampiri, vivranno per sempre, ma non saranno mai vivi. L’immortalità, croce e delizia per gli amanti. Innamoratissimi, l’uno dell’altra, e delle arti, portate avanti in un mondo in rovina. Lui, Adam (Tom Hiddlestone), vive in una Detroit sporca e dal degrado simbolo della sua anima nera, è musicista, cupo, triste, corvino, depresso, spettinato, sciupato. New Wave e hipster al punto giusto. Vorrebbe che la sua musica non fosse divulgata, rimanendo egli stesso ultimo depositario della cultura musicale, e si strugge del fatto che le registrazioni siano riproducibili. Vive ancora negli anni ’70, circondato da vecchie chitarre, con le quali snocchiola chicche e ripassi di storia della musica, ed obsoleti schermi televisivi, cui collega a fatica un computer buono solo per le videochiamate. Intrattiene rapporti con due soli zombie: una sorta di spacciatore di chitarre ed oggettistica varia e l’ematologo dal quale si rifornisce di sangue, perchè “Non siamo più nel medioevo” e non sono più i tempi per vampirizzare le persone. Lei, Eve (Tilda Swinton), vive nella bianchissima Tangeri, ha lunghi capelli biondi e un’abbagliante carnagione eburnea. Si mette in viaggio con bagagli ricolmi unicamente di libri, è colta, raffinata, solare, aggiornatissima e tecnologica con tanto di iPhone. Trasmette empaticamente serenità, e decide di andare a trovare il grande amore, il depresso Adam, ben conscia della propria azione vivifica su di lui, del quale è vera e propria altra metà, fisica e caratteriale, completamento quasi speculare. Eve si rifornisce di sangue dal suo vecchio professore di letteratura, un anziano vampiro chiamato non a caso Christopher ‘Kit’ Marlowe, quel Marlowe che fu antagonista di Shakespeare definito ladro di opere e ciarlatano; Adam sorride “He was an ass” parlando del vecchio compagno di scorribande Lord Byron, e ricorda le serate con Percy Shelley. Discutono del Faust, parlano in termini scientifici, hanno vissuto tutte le epoche e ne hanno conosciuto le persone più importanti. Usano, per viaggiare, pseudonimi tratti dalla più raffinata letteratura “che tanto gli zombie non conoscono” come Stephen Dedalus (Ritratto dell’artista da giovane, Ulysses, James Joyce) o Daisy Buchanan (Il Grande Gatzby, F. Scott Fitzgerald), e finalmente si riuniscono, con ovvi partenza ed arrivo durante la notte, a Detroit. Adam e Eve sono incarnazione vampiresca dell’equilibrio, della ragione, di ciò che manca agli uomini. C’è però una variabile, perchè neanche il ‘loro’ mondo è perfetto: Ava, la sorella di Eve, irrompe per qualche giorno nelle loro vite. In questo scatenarsi di Eva contro Eva, altro esplicito riferimento, Ava è vampiressa giovane e non ancora esperta, esuberante, assetata, incontrollata, selvaggia, ponte fra questa accezione di vampiri e la debolezza umana. “This is XXI Century” tuona Eve contro la sorella, scacciandola, quando Ava uccide un uomo per berne il sangue. E da qui altre fughe, altri viaggi, altri mondi, altri richiami culturali, Tangeri e poi chissà, andando avanti, fra manierismi e rinascimenti, per sempre. Per sempre? Non mancherà mai sangue e non ci sarà mai un’alba troppo presto? E gli uomini, sapranno imparare qualcosa dai vampiri tornando a capire il valore di un quadro, di un libro, di un album, di un film?

 

Marco Romagna

“Only Lovers Left Alive” (2013)
123 min | Drama, Horror, Romance | Germany / UK / France / Greece
Regista Jim Jarmusch
Sceneggiatori Jim Jarmusch, Marion Bessay (adaptation)
Attori principali Tom Hiddleston, Tilda Swinton, Mia Wasikowska, Anton Yelchin
IMDb Rating 7.3

Articoli correlati

PATERSON (2016), di Jim Jarmusch di Elio Di Pace
THE DEAD DON'T DIE (2019), di Jim Jarmusch di Marco Romagna
GIMME DANGER (2016), di Jim Jarmusch di Erik Negro
HABITAT – NOTE PERSONALI (2014), di Emiliano Dante di Marco Romagna
Daily - TFF32 di Redazione CineLapsus.com