15 Novembre 2014 -

MOEBIUS (2013)
di Kim Ki-Duk

Dopo il discusso Leone 2012 con Pieta, film interessante ma non certo pietra miliare nella sua eccellente filmografia, il coreano Kim Ki-Duk torna a sbarcare al Lido, presentando fuori concorso Moebius.
E’ un Ki-Duk diverso, quello degli ultimi film, più inquieto, oscuro, sporco. Il trauma subito nel 2008, con l’attrice di Dream che stava realmente morendo soffocata durante le riprese a causa di uno stupido errore di calcolo.
Poi, l’addio al cinema, che fu un arrivederci, l’eremitaggio, ed il ritorno dalla finestra con l’autodocumentario Arirang, diario di pancia del suo vivere solo fra i sensi di colpa, depresso, frustrato.
Solo nel 2012, il sofferto e catartico ritorno alla fiction, con un evidente cambio di stile, a partire dal passaggio al digitale. Gira con la Canon Eos 5D, questo secondo Kim. Gira a mano, nervosamente, in pochi giorni e con poche persone, a piccoli budget. Produce, scrive, dirige, fotografa, monta. Ancora da solo, ancora eremita. Ma ha trovato un proprio equilibrio, ed ha ancora molto da dire.

Pieta, per quanto ampiamente calato in questo secondo filone, pescava a piene mani nel precedente cinema di Kim Ki-Duk. Cercava nel digitale un’eleganza simile, trovandola solo in parte, a quella del 35mm, ed il film si snodava su tematiche e situazioni care al regista ma oramai note al pubblico. Un buon lungometraggio, ma troppo simile ai precedenti Ki-Duk senza averne la stessa forza, la stessa simbologia, la stessa ispirazione, e risultando quindi algido, un po’ prevedibile, debole al confronto con, fra gli altri, Birdcage Inn, Ferro3, La Samaritana, Primavera Estate Autunno Inverno…e ancora primavera.
Moebius cambia strada, radicalmente. E’ un film altamente spiazzante, al contempo controverso e divertente. Lo stile è sporco, casereccio, ma ricercato ed efficacissimo per ciò che si vuole mostrare. Freud ed Edipo si incontrano in una commedia surreale sull’importanza della virilità, muta. Una madre, un padre, un figlio, la negoziante all’angolo, un coltello e qualche pietra pomice.
Kim Ki-Duk non è mai stato particolarmente loquace, ma ha costruito in carriera indimenticabili pagine di dialoghi mirati e soppesati con grazia e morbidezza. Qui opta per la totale assenza di dialoghi, per l’assenza di scrittura, in un certo senso il regista si amputa qualcosa, sceglie di evirarsi, rendendo chiave la funzione catartica del film.

Di evirazioni, infatti, si parla. Una donna frustrata dalle continue infedeltà subite, un marito guardingo, un minuto di follia, la stanza del figlio. ZAC! La correlazione fra dolore e piacere, orgasmi raggiunti nei modi cinicamente e clinicamente più improbabili, gli intrecci surreal-amorosi, i miracoli della chirurgia, il ritorno della madre e l’esplosione, devastante, di Edipo.
Ne risulta un trattato sull’impotenza e sulla virilità, nel quale le due antitetiche condizioni vengono spassosamente e pericolosamente messe in discussione, fondendosi e quasi confondendosi. Un film spietato, cinico, per molti versi folle. Ma soprattutto un film libero, che permette al regista di scrollarsi di dosso, selvaggiamente e con la necessaria violenza, tutto il suo cinema precedente, e le sovrastrutture nelle quali stava rischiando di rimanere invischiato.

Ma è anche di un piccolo trattato di cinema, questa opera, un piccolo esperimento perfettamente riuscito. Kim Ki-Duk ha dimostrato che nel 2013 è ancora possibilissimo fare un film muto, rinunciando ai dialoghi e a qualsiasi tipo di cartello narrativo. Le uniche informazioni che è possibile leggere sono costituite da una ricerca, in inglese, su internet, alimentando ancor più la spinta surreale e postmoderna. E’ un film che mescola gli anni ’30 con i MacBook Pro, passando per filosofia e letteratura filtrate attraverso orgasmi pulp dopo essersi scarnificati una spalla, mentre un pene rotola implacabile per la strada. Se l’ostinato mutismo è da un lato l’autoevirazione dello ‘scrittore’ Kim Ki-Duk, e la sua rinascita come libero cineasta, dall’altro si staglia come prova tangibile che i dialoghi nel cinema possono, ancora oggi, non essere necessari.
Questo fa di Moebius il, finalmente, grandissimo ritorno di Kim Ki-Duk.

Marco Romagna

“Moebius” (2013)
89 min | Drama | South Korea
Regista Ki-duk Kim
Sceneggiatori Ki-duk Kim
Attori principali Jae-hyeon Jo, Young-ju Seo, Eun-woo Lee, Kim Jae-Hong
IMDb Rating 6.5

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