18 Ottobre 2016 -

LE STAGIONI DI LOUISE (2016)
di Jean-François Laguionie

Louise en hiver, opera di animazione del francese Jean-François Laguionie (Le Château des singes, The Island of Black Mór, Le Tableau) destinata a uscire in Italia con il titolo Le stagioni di Louise, è una delicata e tenera riflessione sulla vecchiaia e sul ruolo dell’individuo anziano all’interno della società. Ma anche un racconto compiuto sull’essere umano e sulla solitudine ricco di suggestioni poetiche, nel quale è facile ritrovarsi – o quantomeno lasciarsi tirare dentro.
Per contrappunto, la leggerezza con cui l’autore ci racconta l’avventura dell’anziana Louise, è avvalorata da numerosi riferimenti culturali letterari e cinematografici, che costituiscono il sostrato dell’opera ma che in nessun modo l’imbolsiscono. Questo contrasto tra la semplicità della narrazione e una complessità più profonda è evidente anche nel disegno. La scelta di una tecnica mista, con acquerelli e pastelli su di una carta con la grana ben evidente, permette a Laguionie – è lui stesso a realizzare i disegni – di creare un’animazione dall’aspetto infantile e senza ricercare l’inganno della terza dimensione; ma che al contrario dimostra una capacità pittorica e una conoscenza non trascurabili: le profondità dei cieli e del mare sono affidate agli accostamenti di colori, come quell’à plat, in campiture incastonate nelle linee grossolane e nette, dei pittori che rivoluzionavano la visione artistica dell’arte pittorica tra la fine dell’800 e i primi decenni del ‘900. E ancora i colori non sono mai stesi uniformemente: e allora un giallo non è solo un giallo. Ma è reso vivo dagli accostamenti anche con i bianchi e con i colori della terra. Gli accostamenti non solo dei colori ma anche dei segni o delle forme, sono modulati ritmicamente, musicalmente, in modi che possono far venire in mente i disegni de La pantera rosa. Anche la pennellata, in alcuni casi, rimane visibile, diventando un palo o semplicemente un filo d’erba. E questa poetica si riverbera inevitabilmente nelle vicende che ci vengono raccontate.

Bloccata nel paesino delle vacanze estive che frequenta fin da quando era una bambina – a causa dell’alta marea che ogni anno trasforma un promontorio del nord della Francia in un’isola abbandonata e irraggiungibile – Louise non si scoraggia. Anzi: la disavventura diventa per l’anziana signora l’occasione per provare di essere ancora in grado di badare a sé stessa; la permanenza in solitaria si trasforma in opportunità di riscatto; anche nei confronti di quei giovani che pochi giorni prima della tempesta disastrosa affollavano, chiassosi, le spiagge. Senza nemmeno accorgersi della presenza di Louise, che pure vi era cresciuta in quei luoghi.
L’autore sceglie di narrare la storia dal punto di vista della protagonista, usando il diario che Louise sta scrivendo. Questo gli permette soprattutto di affidare le sue riflessioni limpide e acute alla simpatia che solo una anziana signora può suscitare parlando degli inconvenienti della propria età.
La vecchiaia non è però un limite per Louise: pur dovendo modificare le abitudini sulle nuove necessità fisiche, accoglie la solitudine forzata come momento di accrescimento spirituale, trasformandola in un Posto delle fragole personale, che la porterà, durante le lunghe passeggiate tra le dune di sabbia alla riscoperta dei posti familiari e nel romantico riparo di una piccola casetta di legno che egli stessa è riuscita a costruire sulla spiaggia, a ritrovare la sua infanzia e la sua giovinezza in quei luoghi, a mettere insieme alcune circostanze della sua vita, fondanti della sua personalità; non solo ritornandovi con la memoria. Ma figurandosi l’immagine di lei bambina che va a trascorrere le vacanze estive con la nonna, e che gioca con l’amico d’infanzia; o ancora lei, già ragazza, contesa da due antichi corteggiatori. Come se il suo inconscio prendesse parte al viaggio per spingerla a fare le scelte giuste, in questa specie di auto-valutazione. Così, la guida “morale” che l’aiuta, viene rappresentata dal vecchio amico immaginario, un militare morto e impigliato con il paracadute, che parlando senza articolare le labbra, dal profondo del suo corpo decomposto (una sorta di Mr. Valdemar in un racconto di E.A. Poe) le scioglie qualche dubbio. E in questo senso, è forse significativa la scelta del regista di rappresentare la giuria, che la condannerà alla “solitudine eterna” con degli animali di ogni genere: una parte significativa della psicologia considerò la figura dell’animale determinante per comprendere la natura repressiva del nostro vivere sociale, sostenendo che l’animale «che sta dentro di noi» dovrebbe essere, in qualche modo, ascoltato. Al contrario, la rimozione dell’animale significava che, quando riemergeva, lo faceva in modo incontrollato e sregolato.

Un percorso a ritroso nella propria vita – simile a quello del vecchio professor Isak Borg de Il posto delle fragole, appunto – che in fondo al film le darà una mano a scegliere se propendere più dalla parte del tempo esistenziale o dalla parte dell’età che avanza.
A questo proposito viene in mente un piccolo libro intitolato Il tempo senza età. La vecchiaia non esiste di Marc Augé, e le sue considerazioni sulla vecchiaia. L’etnologo comincia da una vecchia gatta, e osservandola tira fuori l’idea che ritiene fondamentale sulla senescenza: la vecchia gatta, pur mantenendo intatta la sua indole, una volta raggiunta “una certa età” comincia, con la saggezza del gatto, a calibrare i suoi comportamenti sulle nuove necessità del suo fisico, rallentando e limitando i movimenti. E infine muore da gatta integra nella sua “personalità”. E in un modo analogo Pepper, il cagnolino in là con l’età che Louise incontra, si rivela di ispirazione e di conforto per la protagonista. Così quando lo osserva camminare, nota con gioia che il suo compagno di passeggiate, se deve fermarsi per aspettarla, pur di non ferire la vecchia amica finge di annusare l’erba, con una certa “délicatesse”. Lo stesso rispetto che Louise vorrebbe dai giovani bagnanti; gli stessi giovani che per gli anziani hanno addirittura inventato un termine, “vieilletude”.
“Il tempo è una libertà, l’età un vincolo. Un vincolo che, apparentemente, il gatto non sa cosa sia” scrive Marc Augé. Un vincolo che gli altri ti assegnano inesorabilmente a un certo punto della tua vita, senza che tu lo avverta interiormente, perché la dimensione più profonda e autentica è ancora quella del tempo. Un po’ come Orin ne La leggenda di Narayama che per mantenere la propria integrità sceglie di andare a morire in solitudine. E’ con il raggiungimento di questa consapevolezza, in effetti, che Louise riesce ad accettare la vecchiaia e ad accogliere i suoi doni. La frase con cui ci lascia ce ne rassicura: “sarà un autunno sereno”.

Domenico Punturiero

“Louise en hiver” (2016)
75 min | Animation | France / Canada
Regista Jean-François Laguionie
Sceneggiatori Jean-François Laguionie
Attori principali Diane Dassigny, Dominique Frot, Antony Hickling, Jean-François Laguionie
IMDb Rating N/A

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