2 Settembre 2016 -

EL CRISTO CIEGO (2016)
di Christopher Murray

C’è una sorta di timore nell’approcciarsi a El Cristo ciego, letteralmente Il Cristo cieco, opera prima in solitaria del regista cileno Christopher Murray a sei anni da Manuel de Ribera, suo esordio assoluto in co-regia con Pablo Carrera. C’è una sorta di timore, dicevamo, perché l’ultima volta in cui abbiamo parlato di un esordio sudamericano vuoto e pretenzioso si trattava del venezulano Desde allà di Lorenzo Vigas, che lo scorso anno ci siamo poi ritrovati a vedere premiato a grande sorpresa con uno fra i più discutibili Leoni d’Oro (non solo) recenti. Ma dove i demeriti di Desde allà stavano in sostanza “solo” nella vacuità dimostrata dal suo fare il verso allo stile e a parte delle tematiche di Pablo Larraìn senza averne nemmeno un briciolo della lucidità, El Cristo ciego non si limita a dimostrarsi drammaticamente sterile nella sua metafora cristologica dopo aver scomodato mostri sacri del cinema (in testa una tensione costante a un Pier Paolo Pasolini probabilmente mai capito, ma anche al Carl Theodor Dreyer di Ordet e al Luis Bunũel di Simon del desierto, più o meno apertamente rimasticati e citati in contesti incapaci sia di poetica, sia di reale vis critica), ma cade ulteriormente in istinti moralisti e bacchettoni ai limiti dell’insopportabile, fra tossicodipendenti autocritici da redimere, aspiranti calciatori figli di uno stupro e una sorta di fastidioso e forzato autocompiacimento nell’estetica dello squallore.

Ma andiamo per ordine: sin dall’incipit, con la Fede che si mostra chiarissima sin da bambino, le stigmate provocate con un chiodo per poter incontrare Dio e la scoperta dinanzi al fuoco di averlo già in cuore, da cui la convinzione di essere realmente Gesù, El Cristo ciego accatasta e adatta, appiccicando sul suo “Cristo cileno” Michael, una serie ripetitiva e pressoché interminabile di episodi e riferimenti biblici, dall’umiliazione al lavaggio dei piedi, dalle parabole al miracolo, dalle prediche nel deserto agli apostoli che accorrono ad ascoltare il verbo, dal rifiuto dell’iconografia come se le statue fossero i mercanti nel tempio – se non idoli pagani – fino alla figura della Maddalena: carne, tentazione, tradimento, forse amore. Nell’ennesima variazione sul tema della Passione, il film segue il proprio protagonista in un viaggio senza redenzione né catarsi, nel quale la Fede è prima granitica, poi vacilla quando il miracolo non riesce, e poi si rinsalda nella riconciliazione con il padre alcolista e nel ritorno a casa del più classico figliol prodigo. Sospeso fra il testo biblico e il road movie (o meglio, il sand movie), l’esordio di Cristopher Murray non riesce però a sfruttare gli episodi del Vangelo in qualcosa che vada oltre alla semplice rimessa in scena, dimostrando ben presto di non avere nulla da dire al di là della cura visiva. È un’accozzaglia di eventi, ben prima che una concatenazione, sfilacciata nella struttura, confusionaria nella realizzazione, pretenziosa nel pescare a piene mani nella Bibbia senza saperla sfruttare come testo universale, come se l’unico scopo del film fosse porre allo spettatore indovinelli su quale sia il passo di riferimento del Nuovo Testamento traslato nella Pampa del Tamarugal oggi, senza alcuno spunto concettuale più originale o profondo di una banale identità impossibile fra la natura carismatica dell’uomo e quella divina a cui tende. E non può che venire in mente, a scavare l’abisso fra un film ‘vero’ e questo El Cristo ciego, il recentissimo O ornitòlogo di Joao Pedro Rodrigues, in concorso all’ultima Locarno, capace di ribaltare episodi della vita di Sant’Antonio fino a far coincidere – anche a costo di essere giocosamente blasfemo – la salvezza con l’omosessualità, oppure il pasoliniano – questo sì – Su re di Giovanni Columbu, capace nel 2012 di trasporre il Vangelo in Sardegna trovando una nuova e straziata poetica fra pastori pelosi e volti segnati dal sole.

Nel viaggio del protagonista di El Cristo ciego avanti e indietro per il deserto cileno, il paesaggio è arido e polveroso, le lamiere cigolano al vento, i piedi nudi sono sporchi e callosi, e la macchina da presa ce lo ricorda in continuazione, concentrandosi sul brutto e quasi godendone, portandolo in risalto con una cura fotografica fatta di colori caldi e freddi, di luce e di buio, di asettiche inquadrature fisse alternate a lentissimi e retorici carrellini, a volte in ralenti, sui dettagli più luridi. Dal minimale al barocco e ritorno, cercando poetica ma trovando didascalismo, cercando originalità ma trovando derivazione, cercando Il Vangelo secondo Matteo e Uccellacci e uccellini, ma trovando La passione di Cristo e Gesù di Nazareth. E proprio quando, al momento dell’imposizione delle mani (non) miracolose sulle piaghe che affliggono l’amico d’infanzia di Michael, la macchina da presa si sposta sui piedi del letto trasformando l’infermo – come in Mamma Roma – nel Cristo Morto di Mantegna, Murray palesa involontariamente la propria tensione a Pasolini come elemento meramente figurativo, incapace di penetrarne il guscio per passare dall’involucro al cuore pulsante poetico ed emozionale dell’intellettuale, scrittore e regista friulano. Fino al crollo definitivo nei già citati episodi del crackomane che rifiuta la salvezza dopo aver recitato una sorta di filippica contro le droghe e in quello del racconto dello stupro come segno della malvagità dell’uomo, con i quali El Cristo ciego si dimostra un film non solo inconcludente, ma anche profondamente retorico, retrivo, conservatore: in una parola reazionario. Un tonfo sordo, insomma, che nulla dovrebbe c’entrare con la selezione ufficiale di un Festival così importante, e che invece ha trovato sistemazione – con Wang Bing relegato in Orizzonti e Amir Naderi fuori concorso, giusto per dirne due – nella competizione principale di Venezia73. Da parte nostra, lo dimenticheremo presto, come se fosse la sua stessa sabbia polverosa così forzosamente ostentata a coprirlo, nascondendolo per lungo tempo.

Marco Romagna

“El Cristo Ciego” (2016)
Drama | Chile
Regista Christopher Murray
Sceneggiatori Christopher Murray
Attori principali Michael Silva
IMDb Rating N/A

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