18 agosto 2017 -

ATOMICA BIONDA (2017)
di David Leitch

La penultima sera del Locarno Festival, sono stati programmati in Piazza Grande quattro eventi, in quest’ordine consecutivo: la premiazione dei film nella categoria Signs of Life, la premiazione del Pardo alla Carriera Manor al regista francese Jean-Marie Straub, la proiezione di Atomica Bionda di David Leitch e dopo mezzanotte quella di Sicilia! (1999) in 35mm, un capolavoro di Straub insieme alla moglie Daniéle Huillet, che ci ha abbandonato più di 10 anni fa, vecchio di quasi 20 anni ma circondato da un’aura senza tempo. In una serata dedicata ai grandi autori a cui dobbiamo film incredibili come Dalla nube alla resistenza (1978) e La morte di Empedocle (1986), Atomica Bionda colpisce come un asteroide per la sua incredibile inadeguatezza. Il palco su cui è stato celebrato l’anziano regista di Metz è stato presto riempito da un’orda di ballerine con parrucche bionde à la Debbie Harry, la cantante dei Blondie che ha ispirato il look della protagonista del film, con occhiali da sole e vestiti blu corti. In una coreografia parzialmente spassosa ma soprattutto scoordinata e inopportuna, la vuotezza di Atomica Bionda ha come cercato di palesarsi nella maniera più evidente possibile, diventando uno “stunt” pubblicitario più che un film, una parata post-mortem circense, paonazza e fuori contesto. La colpa, sia chiaro, non è del festival: è la promozione del film che diventa parte integrante del film stesso, come se fosse una tendenza estetica. E, in effetti, Atomica Bionda è un film figlio di un collasso continuo tra tendenze estetiche del cinema d’intrattenimento contemporaneo: da una parte il film di spionaggio e d’azione che parodizza ed estremizza James Bond, come Kingsman (2014) di Matthew Vaughn, dall’altra il neon, il recupero delle luci psichedeliche degli anni ’80 estrapolate da un vero e proprio contesto, svuotate, usate semplicemente come sfoggio di capacità fotografiche. Proprio quest’anno, in Piazza qui a Locarno avevamo visto un film, Good Time (2017) dei fratelli Safdie, che recuperava l’estetica di svariate tipologie di cinema di genere moderno (Wright, Mann, Walter Hill, persino Michael Bay) mischiando queste influenze con personalismi deliranti che riuscivano a non infiocchettare quest’idea di cinema in un pacchetto pre-confezionato, plastico e insignificante, tramutando l’idea di base in un nuovo mondo cinematografico narrativo dai mille sbocchi e dalle mille aperture. Atomica Bionda, sfottendo bonariamente e superficialmente la Russia sovietica attraverso una fotografia a metà tra John Wick (precedente sforzo registico di Leitch, del 2014) e Solo Dio perdona (2013) di Refn, non riesce a trovare questa seconda dimensione, questo spazio ulteriore per vivere.

Se vediamo il cinema d’azione moderno come un organismo in crisi, non possiamo che ricordare Mad Max: Fury Road (2015) di George Miller come un’opera capace di potenza grafica ed emotiva indiscutibili grazie alla qualità che il regista australiano ha dimostrato nel compattare l’epica del suo mondo narrativo attraverso un suggestivo inseguimento capace di coprire il film per la propria intera durata senza alcuna prolissa lungaggine. Atomica Bionda (come, del resto, anche John Wick) da Fury Road ha imparato soltanto una cosa, in realtà fondamentale, ovvero l’importanza della fisicità dell’azione vera e propria. Le scene di lotta e di violenza, pur essendo praticamente state tutte rivelate in un modo o nell’altro sin dal primo trailer lungo del film, sono coreografate come violenti balletti mossi dal/col/attraverso il massacro. Con un mastodontico lavoro di controfigure e stunt, nel quale è impossibile non apprezzare il lavoro di Charlize Theron che ha fatto la maggior parte delle scene d’azione da sola, il film raramente riesce ad annoiare davvero, nonostante le continue e sostanzialmente inutili sequenze di dialogo sullo spionaggio durante la Guerra Fredda intorno alla caduta del muro di Berlino. Un piano sequenza di oltre 10 minuti che passa dalle scale a un ascensore fino a un appartamento per poi entrare in una macchina durante un inseguimento è probabilmente il vero protagonista del film, la vera presentazione di una capacità registica nel maneggiare una sequenza talmente difficile da gestire attraverso una violenza brutale e un complesso ritmo dell’intrattenimento reso alla perfezione da pirotecnici movimenti di macchina. Probabilmente non ha senso criticare Atomica Bionda per essere un film privo di uno sguardo, nel momento in cui questa carenza di sguardo riesce comunque a confezionare una scena del genere che è tra gli apici del cinema ‘action’ degli ultimi anni. E, per quanto telefonate, anche le altre scene di lotta riescono a intrattenere e a farsi iconiche; il problema più che altro è il resto. Delle due star protagoniste, Charlize Theron e James McAvoy, insospettabilmente quella a non farci la figura del fesso è proprio l’attore scozzese, il cui ruolo marginale e ambiguo non vuole assolutamente essere di culto quanto quello dell’effettiva protagonista assoluta dell’opera. Questa fantomatica ‘atomica bionda’ di atomico ha solo le coreografie, il trucco, la costruzione d’immagine, non il carattere, la recitazione, e una serie di altre caratteristiche che tendenzialmente il cinema di genere cerca di mistificare fino alla costruzione di un’identità riconoscibile. James McAvoy invece nel ruolo di David Percival è credibilissimo, riuscendo con stile, arroganza e un pizzico di psicopatia ad affermare ancora di più la propria versatile capacità nel descrivere personaggi tanto diversi quanto similari (v. Filth Split): Percival è un sardonico antieroe fumettistico (il film è stato tratto da una graphic novel intitolata The Coldest City (2012) scritta da Anthony Johnston e illustrata da Sam Hart), espressivo e tragicomico al punto giusto per rimanere tra le poche immagini memorabili di un film che altrimenti sembrerebbe soltanto uno sforzo stantio per entrare in una storia, vacua e assente, di un cinema di genere composto sostanzialmente da film dimenticati o dimenticabili.

La cosa che lascia più perplessi alla fine è il tentare di dare una vera e propria definizione al film, per capire se è difatti una schifezza memorabile o un’adorabile e insopportabile scemenza. Tra gratuite e brevissime scene di sesso saffico e inutili cameo di attori del calibro di John Goodman, Til Schweiger e Toby Jones, tra omaggi a Stalker (1979) di Tarkovskij, che sembrano più essere pugnalate alle spalle della tradizione del cinema sovietico che citazioni appassionate, e una colonna sonora di hit anni ’80 (The Clash, Queen, David Bowie – con Cat People –, New Order, Nena, George Michael, Public Enemy, Echo & The Bunnymen, Cure, Duran Duran; e nel trailer ci sono pure i Depeche Mode e, per nessuna ragione, il rapper contemporaneo Kanye West), sconclusionate e poste in maniera didascalica come insegnano i cinefumetti e alcuni film di Danny Boyle, Atomica Bionda ha come principale pregio la sfacciataggine di porsi come progetto solo e solamente commerciale, come immagine stilistica pura, nonostante sia priva di contesto essendo il film solo un blando sfoggio di capacità fotografiche velleitarie in un ciclo d’intrattenimento che lascia il tempo che trova, e che non dice assolutamente niente, senza neanche lo scrupolo o la finezza di esserne totalmente consapevole.

Nicola Settis

“Atomic Blonde” (2017)
115 min | Action, Mystery, Thriller | Germany / Sweden / USA
Regista David Leitch
Sceneggiatori Kurt Johnstad (screenplay), Antony Johnston (based on the Oni Press graphic novel series "The Coldest City" written by), Sam Hart (based on the Oni Press graphic novel series "The Coldest City" illustrated by)
Attori principali Charlize Theron, James McAvoy, Eddie Marsan, John Goodman
IMDb Rating 7.1

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