2 Settembre 2025 -

ROQIA (2025)
di Yanis Koussim

La Settimana Internazionale della Critica, anche in questo 2025 in cui si celebra la quarantesima edizione, si pone, attraverso la selezione dei migliori esordi registici di lungometraggio da tutto il globo, di tracciare sentieri, rintracciare sguardi, portare all’emersione cinematografie e tematiche spesso escluse dalle sezioni più “altisonanti” della Mostra del Cinema di Venezia. Caselle che si possono spuntare tutte per parlare di Roqia del quarantottenne cineasta algerino Yanis Koussim, una coproduzione intercontinentale tra la sua Algeria, la Francia, il Qatar e l’Arabia Saudita. In un’opera che parla della religione musulmana e delle interpretazioni e letture dottrinali dei suoi testi sacri, l’indicazione dei Paesi contributori a livello economico non è assolutamente peregrina, ma traccia già una linea di demarcazione tra il dicibile e l’indicibile. Il taglio scelto da Koussim, anche sceneggiatore, è particolare e suggestivo: si immagini L’esorcista di William Friedkin, ma ambientato in Algeria e quindi con gli sceicchi islamici a combattere il Maligno in luogo dei sacerdoti cristiani. Per uno spettatore occidentale, la componente esotica si assomma all’esperienza orrorifica, e lo straniamento susseguente risulta notevolmente amplificato. Altro grande cambiamento rispetto al capolavoro friedkiniano, capostipite di un vero e proprio sottogenere spesso di scarsissima qualità filmica, è l’agire all’interno della religione, non contrapponendo la dicotomia fede/scienza o credenti/non credenti. In esergo al film, una didascalia sottolinea come la vera violenza scaturisca dalle letture deviate e devianti del Corano, che trasformano un testo di pace in un invito alla violenza contro gli “infedeli” e qualsiasi pratica non formalmente ammessa. Vediamo ora nel dettaglio come il film dispiega questi assunti attraverso una narrazione a più livelli e piani temporali, compensando con una scrittura raffinata e lucidissima una regia tutto sommato emotivamente efficace ma forse a tratti un po’ scolastica, vedi l’uso della camera a mano traballante per restituire il senso di tensione e trambusto.

Nel 1993, a seguito di un incidente d’auto che gli ha causato un’amnesia, Ahmed torna al suo villaggio natale, dove nulla gli appare familiare, né la moglie né i figli. Il più piccolo, spaventato dal volto bendato di Ahmed, lo teme profondamente. Ogni notte, strani visitatori sussurrano litanie in una lingua sconosciuta. Chi sono? Perché ad Ahmed manca l’indice della mano destra? Perché il suo vicino di casa lo inquieta? Ai giorni nostri, invece, un Raqi ormai anziano lotta contro l’Alzheimer. Il suo discepolo di preoccupa per lui: alla tremante mano destra di Raqi manca proprio il dito indice. Mentre persone possedute continuano a parlare in lingue misteriose e la violenza si diffonde, Ahmed ha paura di riacquistare la memoria, mentre il discepolo teme che il declino del suo maestro possa scatenare un male atavico. Si comincia nel presente, si torna agli anni Novanta nella parte centrale, si chiude ancora al giorno d’oggi (con un prologo di più complessa catalogazione che setta subito toni e atmosfera). Il segmento più lungo è proprio quello centrale, e reca in sé l’immagine più immediatamente iconica di tutto il lavoro: Ahmed bendato completamente ad esclusione della bocca, da cui fuoriesce una voce cavernosa ed inquietante di per sé. Una voce che, come già anticipato poco sopra, inquieta soprattutto il piccolo figlio minore, bisognoso di un riconoscimento visivo e sensoriale che quella sorta di mummia che gli dicono essere suo padre non può rappresentare. Ahmed è stato combattente in Afghanistan durante l’invasione sovietica, ha visto e compiuto azioni irriferibili, i suoi occhi coperti sono un urlo muto, il rifiuto di aprirli di nuovo, il trincerarsi dietro l’oscurità. In aggiunta, l’amnesia successiva all’incidente gli ha fatto dimenticare la sua famiglia e “qualcos’altro” di non ben definito, che pian piano torna alla luce. Parallelamente, ai giorni nostri, l’Algeria è squassata da atti di violenza incontrollata, mentre un anziano imam combatte contro gl’indemoniati e contro l’Alzheimer: ancora, dunque, problemi di memoria, problemi CON la memoria, individuale e collettiva.

Perché il discorso va naturalmente universalizzato, e riferito alla nazione algerina, prigioniera di un tempo congelato, immutabile, dove non si avverte il peso dei decenni perché non c’è grande differenza tra oggi e trent’anni fa, se non una recrudescenza degli stessi problemi. In questa mitologia demoniaca di nuovo (relativo) conio gli indemoniati si espandono mischiando il loro sangue con quello della prossima vittima, perpetuando discendenze, infettando con il fondamentalismo ogni nuova generazione. Oltre a L’esorcista, infatti, il finale rimanda ad un altro capodopera, il polanskiano Rosemary’s Baby, nel suo concentrarsi sulla possessione del nascituro, sul cerchio impossibile da spezzare. È (anche) per questo che oltre a ogni ambito tematico/contenutistico, d’indubbio interesse, il film funziona anche sul versante specificamente di genere: i posseduti pronunciano ossessivamente sei parole, un brano del Corano invertito, con un effetto sonoro atto a inspessire l’emissione vocale e renderla più metallica e innaturale. La regia, come già accennato più sopra, risulta tecnicamente più povera, e Koussim cerca spesso scorciatoie che non funzionano agli occhi dello smaliziato spettatore contemporaneo. Ma è davvero secondario rispetto all’urgenza e all’originalità dell’assunto, all’accorata denuncia contro le derive estremiste e terroristiche che corrompono, agli occhi del mondo, l’immagine di un’intera cultura profonda e millenaria. Speriamo che anche il pubblico italiano abbia modo di posare gli occhi su Roqia, di lasciarsi inquietare, di capire quanto una narrazione deteriore possa influenzare o, ancor meglio, possedere intere collettività. E magari che smetta la definitivamente di generalizzare sulla cultura islamica, che non è il suo fondamentalismo esattamente come il cristianesimo non è l’Inquisizione.

Donato D’Elia

“Roqia” (2025)
Horror | Algeria
Regista Yanis Koussim
Sceneggiatori Yanis Koussim
Attori principali Adila Bendimerad, Akram Djeghim, Mostefa Djadjam
IMDb Rating N/A

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