10 Agosto 2025 -

QUIR (2024)
di Nicola Bellucci

«Io sono sempre la stessa persona, per questo Massimo non lo abbandono: Massimo fa parte di me. Il fatto di cambiare nome… io non ho mai avuto questa esigenza perché per me è un percorso: si nasce in questo modo e puoi cambiare». Anche perché «non mi sono mai sentito donna, non mi sento neanche adesso donna, perché mi parrebbe di appropriarmi di qualcosa che alla fine non mi corrisponde. Però ero attratto dal genere femminile, dalla libertà, dalla sensibilità, da un mondo che era oppresso però più libero di esprimere i propri sentimenti». Un rifiuto esplicito della «retorica dell’essere nato nel corpo sbagliato», pronunciato senza avere mai smesso di declinarsi al maschile da dietro i suoi lunghi capelli biondi e il suo prorompente décolleté, con cui in qualche modo la bella signora Massimo Milani riassume l’intera filosofia di Quir, l’unicità più anticonvenzionale dell’anticonvenzionale che permea la piccola e multiforme comunità LGBTQIA+ palermitana nata e cresciuta intorno alla sua omonima bottega e negozietto di borse “militanti” nel cuore di Ballarò. Differenti parabole di vita, di desiderio e di identità che Nicola Bellucci intreccia in un ritratto collettivo tanto accorato e intrinsecamente politico quanto (auto)ironico e divertente, fatto di uomini più e meno effeminati e di transizioni più e meno complete, ma soprattutto di tempo passato insieme, di intima comprensione, di accettazione, di sacrosanto diritto di essere fino in fondo se stessi. Di amore, più forte di ogni altra possibile dialettica. Del resto a Gino Campanella, timido e dolcissimo marito di Massimo in un doppio matrimonio – prima puramente dimostrativo e poi, appena possibile, ufficiale unione civile, come vedremo non meno simbolica nella scelta del luogo in cui dirsi sì – che segna l’amore e l’impegno storico di quella che probabilmente è (stata fino a pochi mesi fa, con la morte di Gino) la coppia omosessuale più longeva d’Italia, «sono sempre piaciuti i maschietti», e ricorda(va) ridendo malizioso di quando Massimo gli aveva comunicato la sua decisione di farsi impiantare il seno per assumere fattezze femminili e la sua risposta era stata semplicemente «basta che non ti fai togliere il resto». Che poi è quello che al contrario ha sentito di dover fare l’attrice transgender Vivien Bellina, semplicemente raggiante nella sua femminilità e nella sua consapevolezza di essere donna, di certo per nulla pentita della sua scelta, eppure perfettamente conscia di avere perso una parte fisica e identitaria di sé lungo un percorso che è stato di liberazione ma anche di distacco, inevitabilmente malinconico e doloroso. Come pure sono inevitabilmente diversi e altrettanto personali i punti di vista dell’artista di teatro e straordinario cantante Ernesto Tomasini, tornato a Palermo per accudire amorevolmente fino all’ultimo la madre ormai anziana e malata, che rivendica con forza il diritto alla depravazione lamentando una perdita della centralità del sesso per creare l’immaginario di una «famiglia del Mulino Bianco gay», e quello dell’ottuagenario ex toyboy di divi hollywoodiani Charly Abbadessa, affacciatosi al cinema con una piccola apparizione nel Francesco d’Assisi penultimo film di Michael Curtiz e poi nuovamente ignorato dopo la morte del regista, che fu protagonista di un momento-altro in cui tutto doveva rimanere un gran segreto (di Pulcinella), e che già porta i fuori sulla tomba del se stesso giovane e bellissimo.

Eppure, per quanto in Quir non possano mancare i racconti delle discriminazioni subite nel corso degli anni e magari in più “forme” (del corpo, della mente, dell’anima) dall’eterogeneo gruppo di protagonisti, o la mentalità retrograda di più di un cittadino che fa capolino dal fuori campo, o le partecipazioni ai Pride fra musica e veli da sposa con scritto Bella Ciao, o ancora l’impegno personale e pubblico di Massimo e Gino nei movimenti per i diritti sin dalla fondazione dell’Arcigay con tanto di strepitosa e graffiantissima parodia di Giorgia Meloni, nel raccontare i suoi protagonisti Nicola Bellucci non spinge mai troppo l’acceleratore sul versante più prettamente politico. Quello che più gli interessa, cercando semmai di lambire con il suo documentario il versante della commedia e della risata, è la loro umanità, è il loro quotidiano, sono i loro sentimenti, è il loro pensiero. È il loro eclettismo, è il loro senso dell’umorismo, è la loro autoironia, è la loro tenerezza, è il loro sguardo senza etichette. È il loro modo di vivere estroverso e creativo: la più intima verità di un materiale umano vibrante e straordinario, che semplicemente porta avanti la propria esistenza giorno dopo giorno senza mai piegarsi a nulla di precostituito e di retorico, ma che al contrario brandisce orgogliosamente la propria unicità con autonomia di pensiero e con la battuta sempre pronta, allusiva e tagliente come i gemiti ansimanti di un apparente amplesso che si rivelano quelli di una sessione di sollevamento pesi. Un tono leggero con cui Quir, di produzione svizzera e per questo ri-presentato, poco prima dell’uscita in sala in Italia già fissata per l’8 settembre, nella sezione Panorama Suisse del 78esimo Locarno Film Festival a poco più di un anno di distanza dalla prima assoluta nell’unica (e magnifica) edizione di Taormina affidata a Marco Müller, li segue lungo un percorso lungo diversi anni di riprese e di sincera amicizia, fra borse colorate, giornate passate insieme, pranzi, cene, eventi, amici, matrimoni e funerali. Nel loro essere finalmente certi, dopo anni di sofferenza e transizione, di avere trovato una nuova e definitiva consapevolezza di sé. Nella loro scelta senza esitazione di mettere in pausa una carriera per assistere amorevolmente una madre non più autosufficiente, dedicandole ogni giorno i propri spettacoli di canto e di danza, figli di un talento e di una creatività queer impossibili da contenere. Nel loro prezioso ricordare l’azione del tempo attraverso i corpi (nudi) ieri in forma e oggi in decadenza, e attraverso le vecchie fotografie con i protagonisti in larga parte segretamente omosessuali di una Hollywood degli anni Cinquanta che fondava il suo (ultimo?) divismo su quella parte del macho seduttore che i vari Cary Grant, Anthony Perkins, Rock Hudson e Marlon Brando si vedevano costretti, quasi come una maledizione, a recitare anche nella vita. O magari, come già accennato poc’anzi, scegliendo di (ri)sposarsi proprio a Giarre, sul luogo del tragico doppio omicidio del 31 ottobre 1980 in cui vennero trucidati i giovanissimi Giorgio Agatino Giammona e Antonio Galatola, i ziti, “colpevoli” di essersi rifiutati di nascondere la normalità del loro amore. In un intersecarsi di esistenze che è di per sé una rivendicazione, del diritto di essere e del diritto di cambiare, del diritto di scegliere e del diritto a un eterno divenire, del diritto a cercare la propria verità. Del diritto di amare, con il cuore e con il cinema.

Marco Romagna

“Quir” (2024)
105 min | Documentary | Switzerland
Regista Nicola Bellucci
Sceneggiatori Nicola Bellucci
Attori principali N/A
IMDb Rating N/A

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