29 marzo 2018 -

SPELL REEL (2017)
di Filipa César

Dopo l’anteprima alla Berlinale Forum 2017 e i premi vinti al Doclisboa dello scorso anno, per la documentarista portoghese Filipa Cèsar è giunto il momento di presentare il suo Spell Reel, film fondamentale se non altro per il discorso che imposta sul concetto stesso di archivio, anche a Parigi, alla quarantesima edizione di Cinéma du Réel. Già dalla prima primissima inquadratura, Spell Reel si pone come oggetto filmico molto particolare, magma quasi incandescente di emulsioni e riflessioni. È una ripresa in bianco e nero, capovolta e proiettata di fianco al viso di un uomo che traduce le parole che sentiamo provenire da una lingua sconosciuta. Subito dopo, la pellicola in 16 mm scivola attraverso le mani dell’uomo e viene telecinemata.
Il film di Filipa César è il risultato di un progetto di ricerca e digitalizzazione che è iniziato cinque anni fa, e riguarda film realizzati durante la lotta per l’indipendenza in Guinea-Bissau (1963-1974). L’operazione di restauro è stato fatta in un laboratorio tedesco, l’Arsenal – Institute for Film and Video di Berlino, e proviene dalle pellicole sopravvissute, pochi film interi e molti frammenti. A disposizione, un vero e proprio patrimonio a opera di registi e registe locali: il cinema era talmente importante che Amílcar Cabral, il leader che condusse il paese all’indipendenza, mandò quattro giovani cineasti a Cuba alla scuola di cinema perché vedeva nella settima arte un supporto importante alla cultura della decolonizzazione. Bisognava creare una Storia propria, e proprio in questo il cinema mostra le sue enormi potenzialità, considerato come un’arma di potenza eguale se non superiore a quella di un fucile. Cabral fu poi assassinato, e di questo patrimonio in patria non rimase praticamente più traccia.

Filipa César recupera questi film restaurati e digitalizzati e, con l’aiuto dei registi che li hanno realizzati, li riporta nei luoghi in cui sono stati girati e li proietta all’aperto, direttamente nei villaggi. Ne scaturisce un dialogo costante tra passato e presente, tra immagini a colori e in bianco e nero, mute e sonore. La pellicola rovinata e sfocata si mischia senza soluzione di continuità alle immagini contemporanee in alta definizione, mentre il film, stratificato, scatena un cortocircuito di ricordi e riflessioni. C’è anche un frammento con Chris Marker, che girò in Guinea-Bissau una sequenza di Sans Soleil, nel quale si vede lo stesso filmmaker francese mettersi con pazienza a insegnare tecniche e inquadrature ai giovani ed entusiasti cineasti.
Dal punto di vista della forma Spell Reel è altrettanto interessante, con le immagini d’archivio mai viste in pieno schermo ma sempre inserite in un box interno, presente in quasi tutto il film, mentre in parallelo scorrono le immagini odierne. Vediamo l’archivio sovrapposto ai volti degli spettatori o dei registi che introducono o commentano quello che vedono, mentre in parallelo il resto del quadro è spesso riempito da didascalie che sottolineano la storia di queste immagini e come sono state realizzate. A volte la César gioca con i due schermi secondari che arrivano a contendersi lo spazio, al punto che la stessa immagine è proiettata anche nel box: l’immagine diventa diversa ed è proprio la proiezione, magia meccanica, a cambiarla costantemente. L’immagine prende una nuova vita, una nuova e sempre inedita forma, un nuovo destino a 24 fotogrammi al secondo.

Le triangolazioni sul senso di ciò che vediamo sono tantissime, così come sono molti i contrasti fra i tre schermi che abbiamo costantemente davanti gli occhi. La regista cerca di esplorare il più possibile di questo meccanismo, mentre vediamo anche il restauro delle pellicole nei laboratori che le riportano a questa nuova vita. I cineasti recuperano le vecchie macchine a 8 o 16 millimetri e ce le mostrano. Vediamo anche dell’archivio muto con Miriam Makeba, e mentre lei “canta” noi sentiamo la sua storia raccontata da chi introduce la proiezione.
Le narrazioni e le discussioni tra gli spettatori sono in potenza infinite e vanno, come è giusto che sia, oltre a quello che vedono: il cinema militante prefigura l’ombra della guerra che verrà, l’oscurità è altrettanto evidente, e noi che lo guardiamo e ci interroghiamo su cosa possa voler dire questa o quella sequenza, non possiamo che ritrovarci a fare ragionamenti sul cinema e sul recuperare pezzi di storia: la resistenza dell’immagine diventa la Resistenza della Storia di Liberazione.
Il film si costruisce così nel suo farsi, e attraverso questo straordinario archivio ci fa capire come il cinema sia un incredibile strumento per conoscere, afferrare qualcosa del proprio passato e, di conseguenza, produrre una memoria che influisca sul presente. Spell Reel è un lavoro essenziale per chiunque faccia del cinema, per chiunque lo guardi, per chiunque ne scriva. Per chiunque lo ami.

Claudio Casazza

“Spell Reel” (2017)
96 min | Documentary | N/A
Regista Filipa César
Sceneggiatori N/A
Attori principali N/A
IMDb Rating 7.0

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