4 Maggio 2017 -

NERDLAND (2016)
di Chris Prynoski

Sosteneva Andy Warhol che ognuno avesse diritto al suo quarto d’ora di celebrità. Specialmente a Hollywood, la fabbrica dei sogni, la terra delle opportunità e del consumismo, la casa dello star system, il luogo dove se non sei famoso non sei nessuno, e se non arrivi alla celebrità entro i 30 anni rimarrai per sempre un perdente, uno sfigato, un nerd destinato a rimanere ai margini. Ne sono perfettamente consapevoli John ed Elliott, amici di una vita, la stessa passione – uno come sceneggiatore e uno come attore – e lo stesso fallimento per il cinema, la stessa frustrata ossessione nei confronti dell’universo femminile che si cristallizza in sogni, bambole gonfiabili e una patetica corte disperata e viscida, ai limiti dello stalking, verso Sally e Linda, le due pettorute commesse del più rinomato negozio di vestiti, le quali ovviamente non li guardano nemmeno di striscio.
Presentato alla Cineteca di Bologna sugli schermi del Future Film Festival 2017, Nerdland, esordio sul grande schermo per l’animatore televisivo di lungo corso Chris Prynoski, è animazione per adulti che punta dritta a una totale distruzione del sistema hollywoodiano e del suo spietato classismo capitalista, disegnando sulle tavole una commedia acida dagli echi pulp che, nel disperato tentativo di giungere al successo dei due protagonisti, mette in scena un mondo ipocrita, un mondo di convenienze, un mondo di favori e di vacua visibilità. Un mondo perfettamente noto allo sceneggiatore del film, quell’Andrew Kevin Walker già autore, fra gli altri, degli script di Se7en e de Il mistero di Sleepy Hollow, che qui si ribella definitivamente a quel sistema che ha sempre vissuto da outsider, ridiscutendolo e mettendolo deliberatamente in ridicolo. Come fosse un viraggio acre e ironico che segue le riflessioni dell’ultimo Cronenberg di Cosmopolis e Maps to the Stars, dello Schrader di The Canyons, dello Zulawski di Cosmos e dello Skolimowski di 11 minut, Nerdland è un fiume in piena di trovate esilaranti e politicamente scorrette, di feticismi e di erezioni, di piani strampalati per diventare famosi entro la giornata e di puntuali fallimenti. Si ride moltissimo, in Nerdland, di risate a volte amare, lanciate in faccia alla crisi del cinema, lanciate in faccia alla falsità che emerge dai lustrini di Hollywood, lanciate in faccia a un mondo ossessionato dal protagonismo e dalla celebrità, lanciate in faccia all’egoismo sadico di chi è ossessionato dall’apparire, perché a volte è molto meglio fare un passo indietro, restare magari più in ombra, ma integri.

Quella di Nerdland è un’animazione a basso costo, parziale, che si fa forza della penuria di mezzi per virare al lisergico e al kitsch, fra mutande che si strappano mostrando le pudenda agli astanti e gocce di sudore che scendono giù per i volti dei personaggi tradendo ogni loro singola inadeguatezza. John ed Elliott, prototipi del trentenne sfigato fra videogiochi e frustrazioni sessuali, vorrebbero sfondare, vorrebbero diventare qualcuno, e ai propri limiti in intelligenza rispondono con l’esuberanza nel portare avanti la loro illusione. Ma non riescono nemmeno a intervistare un divo senza finire per essere maltrattati e derisi dall’intera sala, così come non riescono a scrivere una sola sequenza di sceneggiatura senza che la loro unica preoccupazione sia descrivere il movimento dei seni delle immaginarie attrici maggiorate. Subito prima, magari, che la tenera e anziana vicina, portando una torta, li becchi clamorosamente in flagrante con la bambola gonfiabile. Eppure, per la promessa di finire in televisione lanciata a mo’ di sfida alle (ir)raggiungibili commesse, decidono di tentare la scalata per diventare eroi, o per lo meno vittime celebri, con risultati di volta in volta disastrosi.
Fra assegni per un barbone che pretenderebbero di cambiargli per sempre la vita con un centinaio di dollari – mentre la videocamera che dovrebbe inquadrarli come “prova” del loro eroismo finisce inevitabilmente per puntare a terra –, corse in un palazzo in fiamme per “salvare” coloro i quali li porteranno, svenuti, in salvo, provocazioni gratuite alla polizia in modo da scatenare un pestaggio da parte degli agenti che ancora una volta non verrà filmato e attacchi hacker contro il capitalismo di una piattaforma internazionale che finirà, con i suoi sistemi di difesa, prima per cancellare anni di porno rigorosamente catalogati sul computer e poi per fondere il PC dei malcapitati, i due protagonisti finiranno in sostanza per abbracciare il teorema di Andreotti (“Non conta come se ne parla, ma che se ne parli”) e per autoconvincersi che una buona scorciatoia per il successo possa essere quella di acquistare un grande quantitativo di cloroformio e diventare antieroi, delinquenti, assassini seriali. Senza, ovviamente, essere capaci nemmeno di questo. Fino a quando non sarà un incontro casuale, in un supermercato che verrà a breve assaltato da un rapinatore, a fare dei due i supertestimoni segreti di una grossa indagine. Segreti, finché non si presenteranno festanti al notiziario per vivere il proprio quarto d’ora di celebrità, ponendosi di conseguenza anche come le designate vittime della sanguinaria vendetta da parte della famiglia dell’arrestato. È il paradosso: dopo una strenua lotta per emergere, l’unico modo per non essere decapitati è ora sparire, cambiare identità, diventare anonimi, invisibili, ripartendo da capo.
Nerdland mette sul piatto una Hollywood frivola e ipocrita, fatta di cartelloni e Teletubbies, in cui basta un’apparizione televisiva per conquistare, se non il cuore, per lo meno il corpo delle belle e impossibili, anche se continueranno a considerarti brutto. È il fascino dell’uomo famoso, è un insperato bacio appassionato, ma il ritorno a casa dalle belle e stupide è anche trovare la polizia che renderà inutile la messa in scena della propria morte, fra cadaveri trafugati in obitorio e la complicità di “The King”, sorta di Jabba the Hut in mezzo a personaggi i cui tratti ricordano Scooby-doo, per lanciare l’auto giù da una scarpata. È il fallimento finale, o forse è la salvezza: lontani da Hollywood, lontani dalla sua ipocrisia, lontani dalle sue manie, dalle sue falsità, dalla sua spirale (auto)distruttiva. Occorre ripartire, in un altro stato, con un altro nome, magari con dei bei baffoni posticci. E magari guardando Sally e Linda in televisione, attrici protagoniste di una sitcom cucita su misura su di loro. A vivere il sogno di gloria di John ed Elliott, o più probabilmente a marcire al loro posto.

Marco Romagna

“Nerdland” (2016)
85 min | Animation, Comedy | USA
Regista Chris Prynoski
Sceneggiatori Andrew Kevin Walker
Attori principali Paul Rudd, Patton Oswalt, Hannibal Buress, Kate Micucci
IMDb Rating 5.3

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