15 Novembre 2014 -

FEUCHTGEBIETE (2013)
di David Wnendt

Feuchtgebiete”, letteralmente ‘zone umide’, è il romanzo d’esordio di Charlotte Roche, quella che si potrebbe banalizzare nella Melissa P. teutonica: musicista, scrittrice e conduttrice iperfemminista, nota per aver pubblicamente proposto, nel 2010, performance sessuali al presidente Christian Wulff in cambio del veto sul prolungamento della vita delle centrali atomiche tedesche. Si tratta però di un personaggio ben più complesso della nostrana ninfomane, fra attivismi e provocazioni mirate.

Feuchtgebiete viene quindi pubblicato nel 2008 e diventa subito best seller non solo in Germania, accompagnato da inenarrabili polemiche per via della schiettezza con la quale vengono trattati temi sessuali e sociali, ed eretto a manifesto del neofemminismo. Ne è bandiera la protagonista, Helen, “Che io ricordi, ho sempre avuto le emorroidi!”, e la sua educazione non solo sessuale fra pratiche bizzarre, igiene scarsissima, partner discutibili, oggetti innocui trasformati in sex toys, droghe, accettazione del proprio corpo e dei propri odori, ed anzi esaltazione dei feromoni, nel totale divieto di sentirsi inadeguate. Il rapporto conflittuale con i genitori, la migliore amica Corinna, il vicino spacciatore, la sistematica distruzione di ogni tabù sociale, il contrasto ribelle alla borghesia ed alle sue regole spersonalizzanti. Fino ad un maldestro tentativo di epilazione, il conseguente ricovero in proctologia, ed il sogno adolescenziale che i genitori tornino insieme, infranto in una bolla di sapone. Ed un infermiere che, forse, è davvero quello giusto.
“La gente si lamenta perché la società si occupa troppo di sesso,” disse al tempo l’autrice intervistata dal Corriere della Sera, “e mi chiedevo se c’era proprio bisogno di un altro libro sull’argomento. Ma il sesso che imperversa è sesso superpulito, da supertopmodel, che non ha niente a che fare con la vita. Un sesso falso. Io voglio demistificare il corpo della donna per rompere questa menzogna. Andare in bagno e parlare di diarrea con il proprio partner è importante quanto parlare d’amore. Meglio il sesso che sbaglia, che fallisce, piuttosto che il sesso finto che non esiste!”.
Da queste premesse nasce l’omonimo film, scritto e soprattutto diretto da David Wnendt, interpretato dalla splendida ticinese Carla Juri. La trama, quella del libro, ha qualche lieve interesse di risvolto sociologico, ma non ha la capacità di elevarsi dal semplice filmetto; la sceneggiatura scorre abbastanza bene, fra non poche risate, qualche simpatico onirismo e qualche ben riuscito cambio di ritmo, ma non è quella di una grande commedia.

C’è peró un aspetto, non secondario, capace di rendere il film estremamente interessante: la regia di Wnendt. Regia, intesa come puro e semplice aspetto visivo: folle, anarchica, straordinaria. La macchina da presa mai ferma, inquadrature e movimenti tecnicamente difficilissimi riusciti alla perfezione. L’occhio del pubblico è un rasoio che vaga per il corpo, l’occhio del pubblico sono gli umori vaginali che spandono il loro odore, l’occhio del pubblico è sperma secco, l’occhio del pubblico è una bolla che esplode. L’occhio del pubblico è la ruotina di uno skate, e sale, fino a diventare altri mille dettagli, passando per un cesso rispetto al quale quello di Trainspotting è un grand hotel. Coloratissimo, saturato, crudo. Sangue che scende giù per le cosce, un’emorroide tagliata, il pomo di un letto. Una serata strafatti in giro per la città. E la pizza, che nessuno guarderà mai più con gli stessi occhi.
Un film al quale si rimane attaccati, che interessi o meno il manifesto neofemminista che vorrebbe essere. Passa nettamente in secondo piano quello che viene mostrato sullo schermo, è come viene mostrato il vero punto di forza del lungometraggio. E’ un viaggio nell’immagine, nella sua portata, nel ritmo, nei colori, e sembra quasi che gli altri sensi entrino in gioco, insieme agli stimoli dati dalla visione. Vacilla l’equilibrio, tra una trovata visionaria ed una repentina carrellata.
C’è chi sostiene che sia un filmetto carino, chi dice che sia un capolavoro, chi lo prende di petto e grida sdegnato alla cazzata, o alla provocazione gratuita. Personalmente, ritengo che dinanzi ad un film del genere non sia il caso di addentrarsi in polemiche morali o contenutistiche: mi limito ad isolare l’aspetto tecnico, Feuchtgebiete – nella sottovalutazione generale – è per molti versi la regia dell’anno 2013!

Marco Romagna

“Wetlands” (2013)
109 min | Comedy, Drama | Germany
Regista David Wnendt
Sceneggiatori Claus Falkenberg (screenplay), David Wnendt (screenplay), Sabine Pochhammer, Charlotte Roche (novel)
Attori principali Carla Juri, Christoph Letkowski, Marlen Kruse, Meret Becker
IMDb Rating 5.7

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