21 Agosto 2015 -

EPILOGO (1984)
di Marlen Khutsiev

L’ultimo (in ordine CineLapsus) tassello visto a Locarno nella filmografia riscoperta del grandissimo autore russo Marlen Khutsiev è Epilogo, commedia drammatica profondamente politica del 1984, a colori. Nel suo essere piccola e modesta più di ogni altra opera dell’autore, riesce nell’ardua impresa di essere uno dei suoi film migliori e più emotivamente intensi, pur non mostrando un decimo della spiccata ambizione che guidò poi Infinitas. Pure la trama è di una semplicità disarmante: l’agiato e borghese Viktor deve ospitare a casa propria l’eccentrico suocero Alexei proprio nel periodo in cui la moglie non è in casa ad accogliere il padre. Viktor deve addossarsi responsabilità filiali (che non gli appartengono) nei confronti di un omone nostalgico ed esuberante, considerato da tutti una pecora nera della famiglia.

Il film gira praticamente tutto attorno ai due personaggi e all’appartamento di Viktor dove si svolge quasi tutta l’azione, non-luogo di luci e ombre hopperiane che finisce per assumere un’atmosfera straniante, quasi onirica. Viktor, un anno dopo, racconta gli eventi al pubblico, rompendo la quarta parete, con ironia, mostrando un rapporto strano con la memoria del carattere di Alexei, che sfotte allegramente senza nascondere nè un (divertito) rispetto nè una certa irritazione per i suoi momenti più espansivi. Ma Alexei, più che di un essere umano, ha la consistenza commovente di un fantasma, di un ricordo, di un’umanità e di una Russia che non ci sono più – proprio come il padre di Sergey in Ho vent’anni (1965). Dice di andare al circo, ma c’è solo il circo moderno e per rispetto per la propria nostalgia preferisce errare da solo. Vede un temporale e si emoziona, come un bambino spaventato e affascinato alla prima vista della roboante natura. Ricorda la Rivoluzione con commozione. Vede uomini dove non ci sono. E nella conclusione svanisce anche lui, effervescente come una memoria, ed è come se non ci fosse mai stato. Ricevere una visita dal saggio Alexei è, magari involontariamente, proprio come esperire un film di Khutsiev: una sottocutanea esperienza che astrae dalla realtà ma rimane nelle vene, nel sangue, mette i semi nella mente e lascia che germoglino per tanto tempo dopo la visione. Con i suoi difetti e la sua senilità, Alexei finisce per essere un personaggio dall’umanità devastante, un adorabile e maestoso partigiano dell’emotività, un vero insieme di tutti i personaggi khustiev-iani con i loro dilemmi esistenziali sul rapportarsi con le proiezioni di sé stessi nel passato.

E la figura che ha fatto Khutsiev, mostrandosi così fiero del proprio sublime cinema proustiano e leninista di fronte al pubblico locarnese, è simile a quella che fa Alexei quando riappare riflesso negli occhi di Viktor, come lo spettro intimo ed emozionato della rivoluzione che fu: un antico e grande eroe di un’arte (il comunismo o il cinema o entrambe) che non si smette mai di praticare, col proprio corpo o col proprio cuore.

Nicola Settis

“Poslesloviye” (1984)
98 min | Drama | Soviet Union
Regista Marlen Khutsiev
Sceneggiatori Yuri Pakhomov (short story), Marlen Khutsiev
Attori principali Rostislav Plyatt, Andrey Myagkov
IMDb Rating 7.1

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