3 Novembre 2016 -

ATTACK OF THE LEDERHOSEN ZOMBIES (2016)
di Dominik Hartl

Come Train to Busan ha animato i cultori di cinema zombie con i ritmi tesi e drammatici del cinema coreano, riuscendo a risvegliare dal torpore assoluto centinaia di appassionati di horror e splatter, così Attack of the Lederhosen Zombies riesce nell’altrettanto (se non più) nobile impresa di rianimarli con un po’ di sano divertimento violento alla luce del pulp e del pop. Visto al Trieste Science+Fiction Film Festival, Attack of the Lederhosen Zombies (in cui “Lederhosen” vuol dire “che indossano pantaloni da montagna di pelle di cervo”) si preannuncia sin dalle primissime scene come un film fatto di eccessi trash, e subito lo spettatore può rimanere deluso causa eccessiva abitudine ad un certo tipo di cinema folle e brutto per il gusto di essere folle e brutto, tenendo in mente come esempi la saga di Birdemic o quella di Sharknado. Ma il pubblico, comunque, applaude a scena aperta ancora prima che appaia il titolo, con l’apparizione di un cervo rabbioso che mangia un braccio umano in mezzo alla neve. Ci si può chiedere il perché del clamore, ma forse è malsano, forse la cosa più giusta è semplicemente sorridere e annuire, capendo che questa tendenza, tra schizzi di vomito e schizzi di sangue, è quello che attira maggiormente l’attenzione nel panorama horror attuale; insomma, stavo già per storcere il naso. Fortunatamente, il film di Hartl rivela poi tutt’un altro scopo, lontano dal cinema trash stile Asylum e più vicino semmai a quel giusto equilibrio tra ironia, delirio e manifesto sociale-generazionale che si vede nei film di Seth Rogen e Evan Goldberg, tipo Facciamola finita (2013).

Infatti, ci sono quattro “chiavi di lettura” per l’operazione, tutto sommato non stupida, protratta dal film. La prima è quella metacinematografica, che prende gli stereotipi del cinema zombie e ci gioca su, o ribaltando i ruoli (il ragazzo figo muore, la vecchia sopravvive, la ragazza è più forte di tutti) o cascando in pieno in ogni scelta più ovvia (in maniera anche volontariamente patetica, come con l’antagonista umano che è più zombie degli zombie, ma invece di essere un osceno capitalista carpenteriano o romeriano è un semplice uomo d’affari montano un po’ troppo ambizioso e con due rotelle fuori posto). Da questo punto di vista è geniale la scena in cui il danese Josh chiama un lontano cugino per chiedergli consigli e dice agli altri che per capire quanto preoccuparsi devono capire “in che film di zombie” si trovano, “in uno in cui sono lenti e stupidi o in uno in cui sono veloci e intelligenti”. La seconda lettura è quella della critica sociale, anche qui scherzosamente portata alle sue estreme conseguenze, con la semplice e controversa discussione ecologica austriaca sull’utilità dei cannoni per la neve artificiale che diventa una folle conseguenza che tramuta la neve artificiale in scoria nucleare che tramuta in zombies. Chiaramente, è tutto volutamente un pretesto, in cui il problema vero si tramuta in gioco paradossale a tal punto da far quasi dimenticare la presenza del problema vero. La terza lettura è quella del manifesto pop: i protagonisti, ragazzini forti e fighi, si muovono a ritmo di pop e dance, ballano con remix degli jodel, sono divinità dello snowboard e discutono sul proprio comportamento, sulla serietà e sul gioco, su quale è necessario e se devono convivere, in un certo senso spiegando così come il film sia assolutamente un gioco postmoderno e nulla più, ma il suo essere così stratificato gli dà comunque un pregio. L’ultima chiave di lettura è quella dell’estetizzazione della morte, tra trivelle, snowbard, incendi e il Danubio Blu: si vede di tutto e di più, in vari ritmi e in varie salse, e ci si diverte spesso e volentieri, anche perché il film dura solo un’ora e un quarto e ogni lungaggine è perdonabile.

A questo punto tuttavia è necessario specificare che Attack of the Lederhosen Zombies non è un capolavoro del genere zombie né del genere commedia, ma è “soltanto” un film che fa ridere e che è fotografato meglio di quel che ci si può aspettare. Comunque, è un film piccolo, è un film semplice, è un film senza ambizioni, ma va difeso, perché è fatto con cuore e divertimento e con tanta voglia di salire a bordo della nave del cinema di culto. Noi speriamo che riesca, un giorno, ad avere un pubblico abbastanza ampio, lo stesso pubblico dei più belli e intelligenti La notte dei morti dementi (2004) e Benvenuti a Zombieland (2009). Perché si merita attenzioni e risate da tutti coloro che, quando vedono uno schizzo di sangue andare nella direzione sbagliata, non si schifano ma si fanno una sonora risata.

Nicola Settis

“Attack of the Lederhosenzombies” (2016)
78 min | Comedy, Horror | Austria
Regista Dominik Hartl
Sceneggiatori Dominik Hartl, Armin Prediger
Attori principali Gabriela Marcinková, Laurie Calvert, Margarete Tiesel, Karl Fischer
IMDb Rating 6.2

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