4 Maggio 2017 -

APOLLO 54 (2007)
di Giordano Giulivi

«Per correr miglior acque alza le vele
omai la navicella del mio ingegno,
che lascia dietro a sé mar sì crudele;
e canterò di quel secondo regno
dove l’umano spirito si purga
e di salire al ciel diventa degno.»
(prime due terzine del Canto I del Purgatorio ne La divina commedia di Dante Alighieri)

 

La focalizzazione della retrospettiva “Apocalissi a basso costo” al Future Film Festival 2017 è concentrata sul grande cinema fantastico italiano, su quel sottobosco indipendente, artigianale, costruito con pochi soldi e molta passione, frutto di lavori di gruppo e di sudore della fronte, osservato con ingenerosa diffidenza dal pubblico e relegato al di là dei margini dalle illogicità distributive della nostra penisola. Il cinema fantastico, che sia fantascienza o horror, che sia fantasy o un puro delirio fuori dagli sche(r)mi, è un cinema di cui ci si innamora da bambini, un cinema da cui si scaturisce un amore eterno. Ed è un cinema che costa. Questo, almeno, tradizionalmente. Ma per ogni tradizione, forse, c’è una contro-tradizione, ed è qui che giungono una serie di autori italiani innamorati del genere e delle sue potenzialità, da Eros Puglielli a Federico Sfascia, da Sebastiano Montresor all’oggetto del nostro sguardo oggi, Giordano Giulivi, regista di Apollo 54, un film ormai di 10 anni, girato con MiniDV, le cui riprese richiesero la ricostruzione di un’astronave in un appartamento e 3 lunghi anni di sacrificio. Girato nel romano, Apollo 54 nasce dall’immagine già iconica dell’astronave-funivia, idea artigianale tramutatasi poi in una CGI non proprio perfetta resa fluida dal calo di qualità d’immagine e dal costante filtro seppia; ma il film nasce anche dall’amore per Terrore nello spazio (1965) di Mario Bava e per Dark Star (1974) di John Carpenter, e dunque da un insieme di riferimenti alti ma creati e prodotti con modestia, e Giulivi, con il suo gruppo di attori e co-sceneggiatori, 4 amici in combutta, è partito da questa umiltà di base per costruirvi sopra il proprio mondo, la propria barzelletta delirante e fatalista, il proprio ampissimo e dolce cosmo. Inseguendo i fantasmi del grande cinema del passato, Giulivi calibra giustamente cinismo divertito e spensierato slapstick in un fiume di immagini e sensazioni squisitamente oneste. In un modo o nell’altro, il film riesce a porsi come un vero e proprio viaggio dello sguardo attraverso stelle e astronavi, piatti di pollo e cavi, simboli enigmatici e occhiali.

In un mondo rincoglionito dagli schermi televisivi, il grasso Bobby Joe dai folti (e finti) capelli biondi trova inaspettatamente a pochi km dal centro di Roma un traliccio in cima al quale pare esserci un cavo metallico che tende verso il cielo all’infinito. Curioso di scoprire qualcosa a riguardo in un periodo così buio per l’uomo, ipnotizzato e istupidito da una serie di simboli misteriosi che appaiono sempre in televisione a causa della loro indecifrabile onnipresenza in trasmissioni elettriche inviate alla Terra, Bobby Joe chiama un assistente, il pelato e imparruccato Jim Bob, e con questi comincia la propria avventura, che va nello spazio e oltre Marte, distruggendo le leggi della fisica, oltrepassando anno luce dopo anno luce, visitando pianeti simil-terrestri e colonizzandoli. Le loro disavventure includono: deliri per i vari bisticci à la Totò e Peppino romanacci che girano principalmente attorno agli occhiali di Bobby Joe o alla stupidità di Jim Bob, incontri con i temibili Kazuya (nome preso da un personaggio del videogioco Tekken), polli giocattolo definiti come draghi, surreali canti di Anima mia, battaglie aerospaziali, continui inseguimenti con lo sgarbato e oltremodo imbecille casellante dello spazio Anselmo, tratti in discesa nel cavo che trasportano nell’iperspazio a causa della folle velocità raggiunta, carburante insufficiente e interi libri sui quali scrivere il destino. La fantastica e fatalistica fase conclusiva, che include il regista in un ruolo chiave da “Deus ex machina” (evoluta dall’Apelle della filastrocca), è sorprendente e perfetta per dare un significato più profondo al film: una distruzione dei personaggi, dei dogmi del genere e della spazzatura televisiva che trascende e finisce per essere una distruzione un po’ di tutto, esplosiva, pessimista. Ma con divertimento. Il conflitto meraviglioso tra Bobby Joe e Jim Bob si consuma in scena con un ritmo leggerissimo, anche nei momenti dialogici più smaccatamente infantili fra responsabilità, videogames e oblò aperti nei peggiori momenti possibili, mentre la televisione continua a lobotomizzare il mondo, livellando i destini degli uomini. Fino a quando non si giocherà la partita finale di un gioco talmente banale da non essere capito, fra mosse di dama e leve sempre sbagliate.

Poetico senza averne l’ambizione, costruito da un gruppo di lavoro di 4 sceneggiatori-attori e amici sotto la guida di un Giulivi mezzo demiurgo e mezzo bibliotecario babilonese, Apollo 54 è un film sul quale è difficile spendere troppe parole. Va sostenuto a spada tratta per la sua indipendenza politica nell’ambiente del cinema italiano, va anzi promosso con ardore, ben al di là degli ovvi limiti produttivi, per la sua divertita sincerità e per la sua voglia di dimostrare che esiste un cinema-altro, che rifiuta le logiche economiche e abbraccia la viva passione, che alle ristrettezze del budget risponde divertendosi, e divertendo il pubblico. Va forse visto con occhio infantile, poco critico, come una comica di Stanlio & Ollio oppure come il cortometraggio del vicino di casa fatto senza budget alcuno. Il film di Giulivi non è un capolavoro e non è una rinascita rivoluzionaria del cinema italiano, non si può avvicinare insomma a queste definizioni che troppo spesso ultimamente sono state riservate ad un pugno di film sopravvalutati di più o meno scarsa importanza; ma è nel suo artigianato un piccolo gioiello, un film leggero e divertente nel suo fascino low-budget, come un viaggio verso un Infinito altro oltre il cielo e le nuvole, tendendo verso quest’amore, verso questo cinema, verso queste costruzioni. Su e giù per un cavo che sembra non avere mai fine.

Nicola Settis

“Apollo 54” (2007)
98 min | Sci-Fi | Italy
Regista Giordano Giulivi
Sceneggiatori Duccio Giulivi (screenplay), Giordano Giulivi (screenplay), Luca Silvani (screenplay)
Attori principali Duccio Giulivi, Luca Silvani, Giordano Giulivi, Mariapina Bellisario
IMDb Rating 5.3

Articoli correlati

ALGOL. TRAGÖDIE DER MACHT (1920), di Hans Werckmeister di Marco Romagna
NIGHTWATCHING (2007), di Peter Greenaway di Nicola Settis
LA FORMA DELLA VOCE (2016), di Naoko Yamada di Nicola Settis
REDACTED (2007), di Brian De Palma di Marco Romagna
DORME (1993), di Eros Puglielli di Marco Romagna
I REC U (2012), di Federico Sfascia di Nicola Settis