21 Maggio 2016 -

RITRATTO DI FAMIGLIA CON TEMPESTA (2016)
di Hirokazu Kore-eda

Con After the storm, Hirokazu Kore-eda a definire l’uomo ed i suoi affetti, in un film piccolo che cresce e sale con il furore della tempesta, fino a quando tutto svanisce e si può ancora solo cercare di andare avanti. Ryota è (stato) un grande scrittore che ora spreca il denaro tra il gioco d’azzardo e le avventure da pseudo-detective privato. La morte del padre (in fuoricampo rispetto al film) sembra smuovere qualcosa in lui, torna dalla madre e dalla sorella mentre attende ardentemente di ritrovare un rapporto con il figlio e sua moglie separata, proprio perché è Ryota stesso a non avere più il controllo sulla sua esistenza. Quando le distanze paiono incolmabili, arriva il tifone di una notte d’estate, tutte queste anime che si rincorrono in circolo paiono placarsi. Forse non sarà una svolta del tempo perduto, ma almeno una piccola possibilità per un nuovo inizio.

E’ l’uomo, in questo ultimo lavoro di Kore-eda, il motore dell’azione e allo stesso modo anche l’antenna dei sentimenti; dopo aver indagato ampiamente quelli femminili nell’ultimo Our Little Sister, ora è attraverso questo scrittore  – che non riesce a vivere nel presente – che l’autore giapponese torna a indagare la famiglia. Ryota, come tanti di noi, si interroga continuamente su quello che non è riuscito a fare nel passato e su quello che non potrà fare nel futuro, perdendo completamente la bussola dei suoi rapporti e non accorgendosene nemmeno. Pare essere il personaggio di un suo libro, tratteggiato e mai consapevole, quasi astenico nella sua dolce accettazione della sconfitta. Il suo controcampo diretto è proprio la madre che, nonostante la perdita del marito, riesce a dare forza vitale a tutta la famiglia cercando di orchestrare teneramente questo tentativo di riconciliazione. E ci riesce. Kore-eda pare scegliere la messa in scena della tempesta come luogo ultimo in cui tutto si possa ribaltare, mentre si proteggono a casa di nonna tutte quelle stanze che diventano una macchina del tempo e del ricordo, pronti a svelare i chiarori del sentimento. Non tutto è perso per sempre, basta saperlo aspettare, perché anche nella malinconia dei relitti e dei rimpianti può nascere una coscienza emozionale nuova, più matura.

Quello che viene messo in scena/gioco è un momento che tutti si sentono dentro e che troppo spesso non possono esprimere. Nell’eterno rimbalzo degli sguardi, tutte le figure in scena provano quel senso di inadeguatezza al sentimento. Le persone cambiano nel corso del tempo, e con loro i valori della condivisione di essi: un’impossibilità d’amore, un’impossibilità di sentimenti. Ecco che quegli attimi strazianti in cui sembrava potesse perdersi tutto sono risolti nella corsa di padre e figlio sotto la pioggia, come viaggio nel tifone che purifica e si porta via tutto. Una scena che come un’ellisse segna lo svelamento e il tornare a guardarsi dentro con sincerità, come se si potesse realmente girare una pagina bianca, anche per lo scrittore in crisi creativa ed umana. Solo così si può ricominciare, nel fragore di una notte che pare infinita e si consuma in ogni attimo, perdendosi continuamente. Quando torna il sereno, nessuno è consapevole di cosa realmente possa essere successo, nessuno sa se quell’apertura di anime possa avere un seguito. Kore-eda ci lascia li, proprio mentre loro si/ci lasciano, prendono strade diverse nell’umanissima speranza che si possano reincontrare.

L’autore giapponese ancora una volta ci dice come la nostra identità sia assolutamente derivata e declinata secondo i nostri affetti e la loro accettazione. Così si vive, nella speranza di un ritorno che non possa fare troppo male, e nel segno di ogni grande e piccolo abbandono, di noi, del tutto. Anche quando, almeno personalmente, questa prospettiva viene a mancare troppo spesso, Kore-eda è lì a guardarci e amarci tutti, proprio perché uomini, proprio perché non possiamo fare meno di amare anche se non possiamo (più) essere amati. Non sarà il miglior film di Kore-eda, non raggiungerà i picchi emotivi ai quali l’autore giapponese ci aveva abituato. Ma è un piccolo e grande film, l’ennesimo, di cui fare tesoro. Come una tempesta in cui perdersi.

Erik Negro

“After the Storm” (2016)
Drama | Japan
Regista Hirokazu Koreeda
Sceneggiatori Hirokazu Koreeda (screenplay)
Attori principali Kirin Kiki, Hiroshi Abe, Rirî Furankî, Sôsuke Ikematsu
IMDb Rating N/A

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